1408
Tratto da un racconto di Stephen King, 1408 soddisferà in pieno i fan dello scrittore e gli appassionati dei film horror intelligenti e pieni di suspense, stufi di sorbirsi gli ultimi trend da “torture porn”...
Recensione a cura di Darya Papazian
Titolo1408RegiaMikael HafstromCast
E’ proprio vero che tutto Stephen King fa buon brodo quando si tratta di adattamenti per il piccolo o grande schermo. Anche se si tratta di un testo come 1408, che in principio non era neanche un racconto ma un componimento di poche pagine scritto come esempio per il lettore su come si revisiona una prima stesura, contenuto nel libro On Writing e successivamente ripescato, rimpallucciato e inserito dallo scrittore di horror più famoso di tutti i tempi nel libro di racconti brevi Tutto è Fatidico del 2005.
Nulla di particolarmente nuovo, certi ormai ben noti temi cari a King sono presenti: il protagonista scrittore, l’albergo (in questo caso una stanza) che scatena la follia, scheletri nell’armadio che vengono letteralmente riesumati… Il tutto però è condotto con buon mestiere e una certa dose d’ironia dal regista di origini svedesi Mikael Håfström, che nella sua prima opera americana, il thriller Derailed, osò venderci Jennifer Aniston come una dark lady!
Con quel suo aspetto da eterno adolescente, la faccia pulita del bambinone con lo sguardo un po’ tra il sornione, il malinconico e il disilluso, Cusack incarna il perfetto Mike Enslin, scrittore di best-seller da supermercato, simili alla guida Michelin delle case o alberghi o fari ritenuti infestati o maledetti a causa di macabri fatti avvenuti in essi. Che siano fatti comprovati o leggende metropolitane non fa molta differenza per Enslin: lui non crede all’esistenza di una qualche forma di vita dopo la morte. Dunque non ne è per nulla spaventato. Sarà solo puro scetticismo o ci sarà anche qualche motivo, molto più personale e doloroso ad indurlo a cercare di smantellare in ogni modo ogni presunta manifestazione del sovrannaturale? E sarà forse questa sua sfrontata derisione del divino la causa che indurrà la macabra stanza 1408 (dove sono morte suicide e in altre circostanze sospette 56 persone) dell’Hotel Dolphin di New York a gettare il guanto di sfida per impartirgli una bella lezione? Neanche gli accorati tentativi di dissuasione da parte del direttore dell’hotel (Samuel L. Jackson, sempre effettivo ma qui in una piccola parte e non co-protagonista come ci vorrebbe far credere il poster…) che bollerà la stanza, messa per sempre sotto sigillo, come pura “fottuta stanza del Male” serviranno a fermare il cocciuto scrittore dal pernottarci una notte…
Il film sostanzialmente non presenta veri e propri momenti di autentico spavento, lo spettatore più scafato sarà certo in grado di prevedere l’80% di quello che avverrà: basta osservare com’è ammobiliata la camera per capire che, per esempio, certe tematiche dei quadri avranno un loro perché nel corso della “sfida”. C’è un grande uso di effetti visivi molto ben fatti tipo la scena della tempesta (a parte qualche ridicolo “fantasma” che più finto non si può, ma che fa anche tanto anni ’80!) che, per fortuna, sono usati tutti a servizio della storia e non cercano di sostituirsi a essa come purtroppo spesso avviene in molti prodotti puramente commerciali (esempio su tutti: La Mummia 2) , ma lo svolgimento degli eventi è piuttosto coinvolgente e c’è autentica curiosità di sapere come andrà a finire lo scontro tra Cusack e la stanza.
In conclusione, il film soddisferà in pieno le aspettative dei fan di King e in generale gli appassionati dei film horror fatti con intelligenza e con un ritorno alla suspance pura, stufi di sorbirsi gli ultimi trend da “torture porn” come Hostel, Saw ecc. Sul tema dell’albergo come luogo di terrore e imprigionamento vi consigliamo due film recenti: Identità di Mangold con sempre Cusack come protagonista e Vacancy di Antal con Luke Wilson..