'68 vol. 3: Jungle Jim, la recensione
Abbiamo recensito per voi il terzo volume di '68, serie Image Comics ideata da Mark Kindwell, e portata in Italia da saldaPress
Le cose, in '68, hanno dunque preso una piega piuttosto particolare, grazie a quell'innocente revisionismo storico che la Nona Arte permette: nel panorama bellico, infatti, si è destato un nuovo, pericolosissimo nemico. Un nemico che non fa distinzione tra "bianchi" e "gialli", ma che ha un palato per nulla raffinato, e apprezza le calde carni di qualsiasi razza umana.
'68 si rivela essere una lettura piacevole e interessante anche in questo suo terzo volume, principalmente grazie alla fervida mente dello sceneggiatore Mark Kindwell, in grado sempre di saper tirare un bel coniglio dal proprio virtuale cilindro. L'ambientazione bellica, condita con lo spesso vincente elemento narrativo "zombesco", possiede già di per sé un indubbio fascino, ma anche il sempre pericoloso rischio che la storia possa sfociare nel banale, in qualcosa di già letto decine e decine di volte. Fortunatamente, lo scrittore è capace di riuscire a scovare sentieri nascosti e per nulla battuti, nelle umide tenebre della giungla vietnamita. Questa volta, Kindwell si cimenta in un racconto più soggettivo e misterioso, a tratti quasi intimista, che vede un uomo combattere una propria guerra personale, in una guerra ben più vasta: tale introspezione narrativa condisce questo capitolo della saga con nuovi elementi, dimostrando per l'ennesima volta che spesse volte per avere una buona storia, è "sufficiente" avere dei buoni protagonisti che la possano guidare. Ed è questo il caso. Allo stesso tempo, l'autore è sempre in grado di rendere il raccolto "leggero", e per questo molto accessibile per il lettore, senza che però questo sia mai superficiale: in questo senso, c'è un grande lavoro di ricerca e studio della Guerra del Vietnam (in tutti i suoi aspetti) a monte, cosa che si manifesta nei tanti e precisi dettagli che arricchiscono la narrazione (con tanto di "schede tecniche" di approfondimento in cosa a ogni capitolo).
Ai disegni, ritroviamo Jeff Zornow, pienamente all'altezza di illustrare un racconto di questo tipo: impostazione dello storytelling accademica, quasi cinematografica (che si traduce in piena chiarezza espositiva), ma grande attenzione al dettaglio, elemento che va ad arricchire ogni tavola in maniera determinante. In una serie dove la violenza e lo splatter sono essenziali, una sana dose di crudo realismo, di veri e propri bagni di sangue, è quantomai necessaria. Il primo capitolo della saga, una sorta di prologo che ci mostra l'origine segreta di Jungle Jim, è invece disegnato da Nate Van Dyke, la cui arte, non particolarmente originale né brillante, è il fisiologico punto debole di questo volume.