A New Dawn, la recensione: l'esordio di Yoshitoshi Shinomiya è un inno alla memoria, tra tradizione e futuro
L'opera di Shinomiya arriva al cinema in Italia e si contraddistingue per il suo stile unico e una narrazione profonda. Ecco le nostre considerazioni su A New Dawn.
Ci sono film che raccontano una storia e altri che sembrano dipinti, prima ancora che animati. A New Dawn, esordio alla regia di Yoshitoshi Shinomiya, appartiene decisamente alla seconda categoria. Dopo aver lasciato il segno come animatore e art director in opere come Your Name e Il giardino delle parole, Shinomiya firma un'opera profondamente personale, presentata in concorso alla 76ª Berlinale e premiata al Festival di Annecy, arrivata nelle sale italiane dal 23 al 29 luglio grazie ad AnImagine.
È un debutto che sorprende non tanto per l'ambizione della storia, quanto per il modo in cui sceglie di raccontarla. A New Dawn non rincorre il ritmo frenetico di molta animazione contemporanea, né cerca facili emozioni. Preferisce rallentare, osservare, lasciare che siano le immagini e i silenzi a parlare. È un film che chiede pazienza allo spettatore, ma sa ripagare l'attesa con una sensibilità visiva fuori dal comune.Tra i fuochi d'artificio e il tempo che passa
La vicenda ruota attorno a Keitarō, giovane erede di una storica fabbrica di fuochi d'artificio destinata alla demolizione. La città cambia, gli spazi vengono riconvertiti, le tradizioni sembrano non avere più posto in un mondo dominato dalla modernizzazione. In questo scenario ritornano anche gli amici d'infanzia Kaoru e Sentarō, con i quali Keitarō decide di portare a termine lo Shuhari, uno spettacolo pirotecnico rimasto incompiuto e diventato ormai simbolo di un'eredità familiare e culturale destinata a scomparire.
La trama potrebbe sembrare quella di un classico racconto sulla resistenza al progresso, ma Shinomiya evita qualsiasi contrapposizione semplicistica. Il suo sguardo non demonizza il cambiamento né idealizza il passato. Piuttosto riflette su ciò che rischiamo di perdere quando il tempo cancella luoghi, mestieri e ricordi collettivi. I fuochi d'artificio diventano così qualcosa di più di un semplice elemento narrativo: sono il simbolo di un'arte effimera, destinata a esistere per pochi istanti eppure capace di lasciare un'impressione duratura. Esattamente come il cinema.Il colore come linguaggio
Chi conosce il lavoro di Shinomiya come art director ritroverà immediatamente la sua impronta. A New Dawn è prima di tutto un'esperienza visiva. Ogni fondale sembra realizzato con la cura di un dipinto, le luci naturali cambiano continuamente atmosfera e la palette cromatica accompagna lo stato emotivo dei personaggi. La formazione dell'autore come pittore emerge in ogni inquadratura: la natura non è mai semplice scenografia, ma parte integrante del racconto.
Non è un caso che il film trovi la sua massima espressione proprio nelle sequenze prive di dialoghi. Shinomiya dimostra una fiducia rara nella forza dell'immagine, costruendo un linguaggio che comunica attraverso dettagli, colori e movimenti della macchina da presa più che attraverso le parole.
Un'opera più contemplativa che narrativa
È probabilmente qui che A New Dawn dividerà il pubblico. Chi si aspetta una narrazione lineare e scandita da continui sviluppi potrebbe rimanere spiazzato. Il film procede per suggestioni, alternando momenti di forte intensità emotiva ad altri decisamente più contemplativi. Alcuni passaggi risultano volutamente ellittici e il montaggio sacrifica talvolta la chiarezza narrativa in favore dell'atmosfera. È una scelta stilistica che non sempre convince fino in fondo e che rischia di rendere meno incisivo il coinvolgimento emotivo.
Un debutto che guarda al futuro dell'animazione d'autore
Nel panorama dell'animazione giapponese contemporanea, sempre più diviso tra grandi produzioni commerciali e franchise consolidati, A New Dawn rappresenta una voce diversa. L'esordio di Shinomiya dimostra come sia ancora possibile realizzare un film profondamente autoriale, capace di dialogare con il cinema d'animazione più classico ma anche con il cinema d'essai internazionale. Le influenze di autori come Hayao Miyazaki e Makoto Shinkai sono percepibili, ma mai ingombranti: Shinomiya costruisce una propria identità, fatta di delicatezza, attenzione ai paesaggi e rispetto quasi sacrale per il tempo dell'immagine.
È un film che parla di memoria, di identità e di trasformazione, ma soprattutto della difficoltà di accettare che alcune cose siano destinate a finire. E proprio come i fuochi d'artificio che mette in scena, anche A New Dawn non cerca di durare per sempre: preferisce lasciare un'immagine impressa nella memoria dello spettatore.
Non è un'opera perfetta. La struttura narrativa mostra qualche incertezza e alcuni simbolismi risultano più evocati che realmente sviluppati. Ma è proprio questa sua natura profondamente autoriale a renderlo un film prezioso. In un panorama dominato da produzioni sempre più standardizzate, A New Dawn sceglie la strada della contemplazione e dell'emozione silenziosa, lasciando allo spettatore il compito di completare il quadro. E, proprio come i fuochi d'artificio che racconta, il suo bagliore continua a rimanere impresso anche dopo i titoli di coda.