Agents of S.H.I.E.L.D. 1x22 "Beginning of the End": la recensione
Il commento al season finale di Agents of SHIELD, nel quale ritorna una nostra vecchia conoscenza
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Dopo una prima parte di stagione gestita con un approccio quasi procedurale, che ha allontanato dallo schermo gran parte del pubblico che aveva garantito il successo sbalorditivo della première, Agents of S.H.I.E.L.D. ha indossato la veste di serie corale che le derivava in primo luogo dal suo nome, e a migliorare sensibilmente. Gli stand-alone episode dedicati alla caratterizzazione e approfondimento del singolo personaggio, delle inevitabili ombre sul suo passato e del suo rapporto con gli altri, hanno lasciato il posto ad un intreccio decisamente più stimolante, che ha raggiunto il suo apice negli eventi collegati a Captain America – The Winter Soldier. Da lì in avanti l'escalation qualitativa è stata costante e, finalmente, coerente con le alte premesse con cui lo show della ABC era partito lo scorso settembre.
Dura davvero poco, ed è una sorpresa, il confronto tra Ward (Brett Dalton) e Skye (Chloe Bennet), ma quel che più sorprende è la mancanza di una svolta o di un ultimo scatto emotivo tra i due. Quello che bisognava dire è stato già detto, il resto verrà rimandato alla prossima stagione. Comunque i loro personaggi sono cresciuti molto nel corso dell'anno. Il resto sono pugni e calci tra l'agente traditore e Melinda May (Ming-Na Wen), e nient'altro. Nessun pentimento, nessun perdono, soprattutto nessun tentativo di costruire un nuovo strato di possibile empatia con il personaggio, culmine raggiunto con il flashback della scorsa settimana. Decisamente maggiore lo spazio lasciato a Fitz (Iain De Caestecker) e Simmons (Elizabeth Henstridge), prigionieri in fondo all'oceano in attesa della morte. Poche sorprese: Fitz confessa i suoi sentimenti all'amica riuscendo a sfuggire alla trappola infernale (ma non alla friendzone) riportando tuttavia dei danni che volutamente vengono lasciati in sospeso fino al prossimo anno, mentre Simmons ritroverà i suoi compagni nel finale. Triplett sarà una probabile presenza fissa in futuro: il suo ingresso nel gruppo è stato uno degli elementi peggiori delle ultime puntate, troppo artificioso e poco interessante.
Ultimo confronto è quello a lungo rimandato tra Coulson (Clark Gregg ha sempre dimostrato un valore aggiunto rispetto ad ogni altro interprete del cast) e Nick Fury. Chi si aspettasse qualcosa di emotivamente forte e drammatico sarà rimasto deluso. Il clima è quello ironico, sopra le righe fino a sfiorare il metanarrativo (manca quasi che Samuel si volti verso la telecamera facendo l'occhiolino con l'occhio buono) tipico dell'universo cinematografico, molto forte nei primi episodi della serie, un po' messo da parte nelle ultime puntate. La fortissima e carismatica presenza di Fury viene gestita come un'apparizione quasi estemporanea, tanto divertente quanto assurda, fatta di momenti innegabilmente esilaranti, ma che spezzano la drammaticità del momento. Ad esempio è davvero particolare la gestione del duello a quattro nel finale, così come la fine definitiva della storyline di Garrett, che non potrà non ricordare un certo momento di Avengers tra Loki e Hulk. Il tutto si conclude con le inevitabili frecce scoccate verso il prossimo anno: il compito di Coulson di ricostruire lo S.H.I.E.L.D., con buona pace di Maria Hill, la natura di Skye e di suo padre, l'ovvio ritorno di Ward, ma anche di Quinn, Raina e del Gravitonium.