Alcatraz 1x07, "Johnny McKee": il commento
Alcuni temi interessanti ma che si sarebbero potuti sviluppare meglio, e Alcatraz presenta la peggiore puntata vista finora...
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Da H.G. Wells a Jules Verne, facciamo la conoscenza di Johnny McKee, fan sfegatato dello scrittore francese che si diletta a uccidere persone usando sostanze ch
imiche letali. Lo schema si ripete: alle indagini della squadra, che ormai rodata non sbaglia un'intuizione e traccia con semplicità il percorso che la porterà all'arresto dell'uomo, si alternano i sempre lodati flashback, che purtroppo a questo giro mancano il bersaglio e mettono in scena una dinamica fin troppo prevedibile nei suoi esiti per poter appassionare. E la stessa, solita motivazione che va a spiegare il perchè della follia del killer è forse la più banale presentata fino a questo momento, con McKee che, a causa di una umiliazione subita da ragazzo, si trasfigura in giustiziere dei "bulli" della società, fino alla cattura finale.
Funziona meglio la scena finale, in cui vediamo Hauser leggere un brano delle Metamorfosi di Ovidio accanto alla dottoressa Sengupta, ancora in coma. I sogni che la dormiente continua a fare, come conferma Beauregard, ci rimandano a quanto affermato da Sylvane poco prima, cioè che l'uomo non riesce più a sognare (la sottrazione di sogni e ricordi - pensiamo anche agli studi della dottoressa nel passato - di cui si faceva cenno all'inizio assume contorni molto concreti). Ed è evidente anche il richiamo al tema dei libri, dalla passione di McKee per Jules Verne, al personaggio del bibliotecario del flashback, al testo che viene letto da Hauser alla fine della puntata. Bei collegamenti tematici, ma che purtroppo rimangono solo facili rimandi di superficie che non riescono a restituire, salvo sporadici momenti, alcune riflessioni sulle quali si sarebbe potuto puntare.