Alice Attraverso Lo Specchio, la recensione
Ecco il tanto atteso, e temuto, sequel di Alice In Wonderland del 2010. Ebbene... è molto meno peggio di quanto potessimo aspettarci
Forse l'arrivo del regista dei due ultimi film Muppet nonché delle prime avventure televisive di Sacha Baron Cohen (Da Ali G Show) ha abbassato l'intensità visiva ma dobbiamo ammettere che la sceneggiatura di Alice Attraverso Lo Specchio ad opera di Linda Woolverton è molto più fluida e coerente rispetto a quella del suo fortunato (in termini di incassi) primo capitolo.
Il film si apre con Alice condottiera nel mare in tempesta anche se è difficile distinguere qualcosa di definito in mezzo a galeoni sballottati da cavalloni oceanici blu scuro in confusa CGI. E se la ragazzina in grado di domare le onde tornasse a casa e si deprimesse come quando, nel nostro mondo, si torna all'ovile dopo l'Erasmus? Nella realtà domestica la attende una madre triste come poche + orridi obblighi familiari impossibili da evitare. Impossibili? Ma qualcosa può essere realmente impossibile per la nostra impavida Alice?
Quando ci si sta cominciando veramente ad annoiare, la pulzella attraversa il tedio e anche lo specchioQuando ci si sta cominciando veramente ad annoiare, la pulzella attraversa il tedio e anche lo specchio: Alice torna a Sottomondo perché pare che un amico abbia bisogno di lei e della sua intraprendenza sfacciata quanto illimitata.
Mentre in Alice Nel Paese Delle Meraviglie ti spaccavi la testa per capire come eri passato da una scena all'altra, qui è tutto più fluido e accessibile anche se meno vorticoso e conturbante dal punto di vista atmosferico.
Le aspettative erano forse così basse che il risultato finale potrebbe rischiare di farvi attraversare 113 minuti niente male con meno Alice (Mia Wasikowska funzionale ma niente di più) e più Depp (il Cappellaio Matto sembra uno strambo accattivante e non solo il buon Johnny truccato male) e Cohen + Bonham Carter (bella coppia idiosincratica nel film).
Possibile o impossibile?