The Amazing Spider-Man, la recensione
Spider-Man riparte con un film più cupo fin dalle fondamenta che coinvolge e stupisce anche grazie al perfetto utilizzo del 3D...
Spider-Man dieci anni dopo.
The Amazing Spider-Man è senza dubbio più cupo dei precedenti. E non parliamo tanto del personaggi, quanto dell’intero contesto. No, non si parla di crisi economica, nè di guerre, ma quell’insieme di paure e instabilità è racchiuso in una serie di espedienti narrativi che lo evocano senza essere espliciti. Il primo Spider-Man di Raimi era stato realizzato prima dell’Undici Settembre e questo lo si poteva avvertire nel film. E’ vero, era stato distribuito solo nel 2002, ma era stato scritto e diretto precedentemente e subì un forte ritardo nella distribuzione solo perché si vollero cancellare le riprese che coinvolgevano le Torri Gemelle: il pubblico non sarebbe stato pronto a rivederle come se nulla fosse. Lo Spider-Man di Raimi aveva sì un suo lato “cupo”, ma si risolveva all’interno di una storia comunque circolare i cui unici echi in un futuro narrativo erano il rapporto non chiarito con l’amico-nemico Harry Osborn. Non ci si agganciava, per scelta, a nessuna suggestione reale dell’allora attualità politica. Al contrario in questo nuovo film di Marc Webb la costruzione narrativa di quella che sarà una saga coinvolge direttamente il governo statunitense e l’irrisolta scomparsa dei genitori, entrando quindi nel terreno della fantapolitica e della cospirazione. Questa sovrastruttura più drammatica trova i suoi riflessi drammatici anche nel microcosmo dei personaggi che girano intorno a Peter Parker. La morte è una presenza continua che coinvolge più delle canoniche figure positive e paterne introdotte nella storia (padre e zio, come noto). Peter, qui, ha reali responsabilità nella morte dello zio, molto più di quanto accadeva in passato. E poi: se solo nel secondo Spider-Man Raimi introduceva gli abitanti di NewYork come personaggi attivi della storia, con quella splendida sequenza in metropolitana, qui la collettività si muove attivamente già nel primo episodio. La gente ha bisogno di eroi che non possono essere rimandati, e non è un caso se all’interno del film si è voluta introdurre anche una vera e propria evacuazione di Manhattan, sulla falsariga di quanto si vide dopo il crollo delle Torri Gemelle, con gente in fuga disperata da una morte ancora non chiara, ma che si avverte come prossima.
Il regista Marc Webb è bravissimo nel trovare un buon compresso tra action e commedia (dopotutto prima di Spider-Man aveva firmato il godibilissimo 500 giorni insieme), ma è chiaro che la lezione dei due Batman di Christopher Nolan abbia avuto un suo peso: anche nei cinecomic si può mostrare una violenza latente capace di fare male davvero. E in particolare una scena che coinvolge degli agenti della polizia di New York è una trovata da film horror decisamente inedita in un film “per tutti” come The Amazing Spider-Man.
Forse, se c’è un piccolo appunto da fare, è sempre in termini di paragone con lo Spider-Man di Sam Raimi. Alla fine di quel film si aveva la sensazione di sentirsi all’inizio di una storia che aveva ancora tanto da dire sia da un punto di vista romantico, grazie all’ambiguo triangolo Peter Parker- Mary Jane- Harry Osborn, che da quello del thrilling (con la graduale trasformazione in cattivo di Harry). Qui rimangono in sospeso alcune questioni che sarà interessante indagare nei prossimi episodi, ma si tratta di una curiosità meno intensa, anche se vale comunque la pena sapere come andrà a finire. Abbiamo un nuovo Spider-Man e remake, reboot o sequel che sia, è sempre un piacere vederlo all’opera...