Animals, la recensione: Ben Affleck ci spiega come si fa il perfetto film per Netflix
Il film scritto e diretto da Ben Affleck, disponibile dal 9 ottobre, è un vero e proprio caso di studio su come Netflix chiede di costruire un racconto basandosi sui famosi turning point. E il gioco funziona.
“Purtroppo la sua sceneggiatura è uno slow burner che non esplode. Puff. Gli spettatori decidono se guardare un film dopo i primi due minuti. Bisogna arrivare prima all’incidente scatenante, che adesso è al minuto? Mentre il primo turning point arriva al minuto? 62? Troppo tardi”. Siamo sinceri: ormai quando pensiamo a un film girato per essere visto su Netflix pensiamo sempre a quel grande momento de Il Sol dell’Avvenire in cui il nostro Nanni Moretti provava a farsi finanziare il suo film dal colosso dello streaming. Ma non possiamo neanche fare a meno di pensare alle dichiarazioni di Matt Damon rilasciate proprio in occasione di un film girato per Netflix, The Rip.
I turning points di Animals
Ovviamente non si vive di soli turning point. E Animals, prima di tutto, è una bella storia. Quando il loro figlio viene rapito, Mark Kimball (Ben Affleck), un candidato alla carica di sindaco di Los Angeles e sua moglie Abby (Kerry Washington) si ritrovano coinvolti in una rete di inganni. Mentre si affannano per mettere insieme il riscatto, sono costretti a compiere scelte che potrebbero distruggere la loro vita.
Come dicevamo, un po’ perché dopo il film di Moretti e le dichiarazioni di Damon ci stiamo facendo caso, un po’ perché sin dall’inizio di Animals il gioco è evidente, abbiamo guardato il film con una grande attenzione ai turning point, che poi sono i cari vecchi colpi di scena. Ecco, Animals è metodico nel distillare nel suo racconto le svolte narrative. La prima sorpresa è doppia e arriva già poco dopo i primi dieci minuti: riguarda entrambi i protagonisti, marito e moglie, e un segreto a testa che, irrompendo nella storia, ci fa subito vedere i due sotto un’altra luce. La seconda svolta narrativa arriva dopo venti minuti, e non temiamo di fare spoiler nel dire che è il rapimento che è il motore di tutta la storia. E provate a indovinare quando arriva l’altro colpo di scena? Al trentesimo minuto.
Thriller e operetta morale
Ed è il caso di dire che questa costruzione dei turning point funziona. Non solo sono distillati ad arte nel corso del racconto, ma sono anche efficaci. In questo modo, Netflix ringrazia, l’attenzione sul film è sempre alta, non si staccano mai gli occhi dallo schermo e non viene mai la tentazione di premere il tasto “indietro” che ci fa sospendere un contenuto per passare ad un altro. Certo, Animals è soprattutto un gioco meccanico, un racconto basato sulla sapiente costruzione della tensione. Ma non è solo questo. Il film di Ben Affleck è per metà un thriller, per metà un film drammatico, una storia sulla crisi e il fallimento della famiglia borghese americana.
In un momento di alta tensione, Mark e Abby si trovano a dover svelare i loro segreti, i loro rimpianti, le cose non dette. In un film come questo, in fondo, non è una cosa banale. Sullo sfondo (ma molto sullo sfondo) ci sono anche le tensioni legate alle minoranze etniche e all’immigrazione dell’America di oggi. Il finale, dolceamaro e beffardo, ci racconta come, in fondo, possiamo raccontare una storia come vogliamo.
La sorpresa è Gillian Anderson
A giovare al film è un ottimo cast. Ben Affleck è in parte con un’interpretazione sobria e intensa. Kerry Washington, dolente e problematica, è il suo perfetto complemento. Ma a colpire è Gillian Anderson nei panni di una misteriosa donna che ha un ruolo decisivo nella storia. Di bianco vestita, glaciale come Dana Scully (di cui rappresenta il rovescio della medaglia), è una vera sorpresa.
L’attrice di X-Files, dopo Sex Education, sta davvero vivendo una seconda giovinezza. Se il film è qualcosa di diverso dal classico film su rapimento e riscatto, un gran merito è anche il suo. Resta da capire da dove venga il titolo Animals. È un passaggio della sceneggiatura: “La decenza ci rende diversi dagli animali”; “Gli uomini sono animali che raccontano storie”.