Black Death 1 - 4, la recensione
Black Death è il fumetto di Andrea Gallo Lassere pubblicato da Edizioni Inkiostro che aspira a diventare un serial TV
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Nel primo episodio, Out of the blue, ambientato a Parigi, facciamo la conoscenza dei due personaggi principali: Jack Franky è una simpatica canaglia che dietro all'apparenza di un motociclista trasandato nasconde la sua vera indole, quella di cacciatore di mostri; Maelle Robin è invece una ragazza di 18 anni tutt'altro che sprovveduta, impegnata negli studi quanto nella professione di spogliarellista disinibita.
Attraverso lo scioccante colpo di scena finale, Maelle e Jack si ritrovano fianco a fianco a lottare contro il male, incarnato dalla misteriosa e potente Zeena Lavey. I disegni a firma di Fabiana Trerè ci regalano la co-protagonista più seducente e verace dell'intera saga, grazie a un tratto sicuro e spontaneo.
Nel secondo spillato, Overdose, andiamo in Spagna, sulle tracce della Black Death, una droga - o meglio, un veleno - in grado di scatenare l'orrore sulla Terra. È un susseguirsi di azione che si conclude con un omaggio a Tank Girl di Jamie Hewlett e Alan Martin. Edoardo Mello opta per un segno spinto, talvolta caricaturale, ma comunque convincente.
Nel conclusivo Into the black, veniamo invece sbalzati a New Orleans; per queste pagine, Ugo Pepe opta spesso per una soluzione con linee sottili alternate a cariche - chine appena accennate o molto marcate - che dà un senso di incompletezza e non facilita la fruibilità dell'opera. Black Death - a dire il vero - non risulta mai una lettura scorrevole, ma qui si fa decisamente sincopata. A Castel Dark, teatro dello scontro decisivo, la bravura di Simona Simone sopperisce a non poche lacune sequenziali.
Chiude il volumetto un'incursione di Paola Barbato, coadiuvata dalla Simone: si tratta di un prequel che ci riporta al locale di strip-tease visto nel primo numero; l'insegna, però, non reca ancora la scritta "From Dusk Till Dawn" (evidente allusione al film Dal tramonto all'alba) ma "From Dawn Till Dusk", quasi a suggerire che quanto letto fino a quel punto potrebbe essere solo un sogno o un'illusione, cosa che infonderebbe una certa logica al tutto.
Dopo una partenza briosa e accattivante, la verve di Andrea Gallo Lassere sembra lentamente venir meno, con una sceneggiatura sempre meno lineare, sempre più compressa, che sfuma in un epilogo piuttosto prevedibile.