Boschi mai visti, la recensione
Abbiamo recensito per voi Boschi mai visti, antologia di storie firmate da Gipi edita da Coconino Press
La selezione è impreziosita da una prefazione a cuore aperto firmata dallo stesso fumettista che, con estrema consapevolezza, esamina quel decennio con un occhio molto critico, senza censurare nulla derivato dal "senno di poi" ed ponendo l'attenzione su quanto si senta effettivamente molto distante da quel periodo della sua vita. Gipi racconta l'instabilità economica, i problemi personali e l'aspetto di un'Italia divisa tra buoni e cattivi, vinti e vincitori, con il suo tratto che separa in modo netto una categoria dall'altra.
Quando fu presentato La terra dei figli, l'editore bolognese e il fumettista sottolinearono quanto si discostasse dalla produzione immediatamente precedente di Gipi. Oggi, è proprio Boschi mai visti a far riaffiorare quella sintesi visiva che, almeno in parte, ha fatto ritorno nel cartonato edito nel 2016. Il tratto nervoso, l'assenza di colori e, quando presenti, la scelta di toni in continuo contrasto tra il saturo e lo sgargiante, i temi trattati e i testi inseriti sulle tavole sono qualcosa di profondamente radicato nell'Italia che ha vissuto il cambio di millennio, e attraverso questa antologia appare ben chiara quella forbice sociale che è sopravvissuta per molto tempo all'ombra del benessere delle riviste patinate.
Gipi è tra i migliori fumettisti al mondo e, più in generale, un narratore di razza che sfrutta ogni medium per raccontare le sue storie. Nonostante la bulimia di idee riversate su carta a inizio carriera per necessità di sostentamento, è evidente che la scelta di raccontare attraverso il disegno abbia sempre prodotto opere fortemente legate al suo linguaggio e al contenitore su cui poi sarebbero state pubblicate. In questo senso, le riviste satiriche Cuore, Boxer e il magazine erotico Blue sono stati piattaforme di lavoro e sperimentazione, diventando concausa nella creazione di quella specifica tipologia di racconti.