[Cannes 67] The Homesman, la recensione
Presentato a Cannes il Western diretto da Tommy Lee Jones, con lo stesso Jones e Hilary Swank nel cast. La nostra recensione...
Nel 2005 Tommy Lee Jones debuttava alla regia per il cinema firmando Le tre sepolture. A Cannes, dove fu presentato, vinse il premio di migliore attore e quello per la sceneggiatura (firmata da Guillermo Arriaga). Era un western, ma Arriaga lo aveva impreziosito di una particolare struttura narrativa e di una certa crudezza che per certi versi ne tradiva e rinnovava il genere.
Proprio uno di loro, una donna, è la protagonista di questa storia. Spinta da un’umanità più unica che rara, è lei che si offre di scortare tre malate di mente dal Nebraska all’Iowa che lì troveranno l’ambiente e le cure di cui hanno bisogno. Accanto a lei in questo lungo viaggio c’è un anziano cowboy, un disertore dell’esercito che da anni vive alla giornata e che la donna si trova accidentalmente a salvare da un’impiccagione. Il viaggio dei cinque è lungo e sconta tutte le difficoltà tipiche delle lunghe attraversate per il deserto: gli sbalzi di temperatura, la fame e gli incontri imprevisti. Manca un vero nemico e la ragione è che per quanto, per certi versi, si possa parlare di western vecchio stile per regia ed ambientazione, Tommy Lee Jones preferisce soffermarsi sull’aspetto drammatico della vicenda, a partire sia dalla pazzia sia della tre donne che dell’eccentricità di carattere dei due personaggi principali.
La violenza non è tanto nei colpi sparati, ma è latente e vive nelle azioni e reazioni esagerate degli individui di cui si racconta la storia. Il deserto, gli spazi infiniti e l’assenza di quei punti di riferimento che regolano la vita di luoghi già civilizzati: difficile definire l’origine del malessere, ma ad esserne vittima è chiunque vi transiti e la memoria delle gesta, anche quelle più eroiche, si perde su di un letto di un fiume o vengono portate via da una sabbia che continua a scavare e portare via, sempre più lontano, senza trovare ostacoli di sorta.