Captain America: il Primo Vendicatore, la recensione
Con Captain America: il Primo Vendicatore il regista Joe Johnston riesce a confezionare un'avventura d'azione convincente, intrisa di un certo senso di nostalgia...
C'è un momento, in una delle prime scene di Captain America: il Primo Vendicatore, in cui il terrificante Teschio Rosso fa un riferimento direttissimo ai Predatori dell'Arca Perduta. Questa scena è emblematica di tutto il film di Joe Johnston, intriso di vibrante nostalgia per un certo cinema d'azione che da diversi anni Hollywood sembra aver dimenticato (e di citazioni che difficilmente gli spettatori teenager coglieranno e apprezzeranno).
E come non poteva esserlo: premio Oscar per gli effetti visivi dei Predatori dell'Arca Perduta, autore di un piccolo gioiellino intitolato The Rocketeer (e ambientato nella Seconda Guerra Mondiale), oltre che di pellicole come Tesoro mi si Sono Ristretti i Ragazzi, Jumanji e Jurassic Park III, il regista texano dimostra in ogni inquadratura di Captain America: il Primo Vendicatore di sentirsi a casa sua, di raccontare una storia che desiderava raccontare da tempo.
Il film in sè è uno dei migliori blockbuster del 2011 visti finora, il miglior cinecomic Marvel dall'uscita di Iron Man, persino superiore a quest'ultimo sotto alcuni (pochi) aspetti, primo tra tutti quello della struttura della storia. I film di origini finiscono troppo spesso per perdersi nel raccontare la nascita dell'eroe, dimenticandosi di mostrarcelo in azione. In Captain America, fortunatamente, questo viene evitato raccontandoci la nascita e l'evoluzione dell'eroe proprio mentre è in azione. Così, dopo una lunga introduzione e qualche prologo di presentazione del villain, ci rendiamo conto che Steve Rogers è diventato davvero Captain America un secondo dopo la sua trasformazione, quando rincorre all'impazzata un assassino dell'Hydra per le vie di New York. Poco più avanti, dopo una "parentesi" all'USO a tratti molto divertente, scopriamo che Captain America è veramente eroico durante una spettacolare sequenza di salvataggio. E ancora, è durante la drammatica sequenza d'azione finale che scopriamo veramente il suo valore.
Quello che funziona poco è in generale la componente villain. Hugo Weaving sa essere terrificante nel ruolo di Teschio Rosso (con o senza maschera), ma non fa altro per il resto del film: il suo personaggio si limita ad avere semplicemente sete di distruzione e potere. Si spiegano poco, inoltre, le attrezzature fantascientifiche in sua dotazione (soprattutto nel design), così come non è chiaro come si procuri costantemente risorse e uomini per muovere alla conquista del mondo.
Incongruenze che si possono anche perdonare a un popcorn movie estivo, così come i fan del fumetto originale potranno digerire l'assenza quasi totale di riferimento ai nazisti veri e propri (ma il resto del film è disseminato di citazioni degli albi di Cap), ma che limitano l'intera vicenda alla sola crescita interiore del protagonista, sino alla fine piuttosto ingenuo nel proprio voler servire a tutti i costi una patria che fatica a riconoscerlo come eroe vero e proprio e preferisce immaginarlo come eroe dei film o degli spettacoli USO.
Postilla sul 3D: anche questa riconversione appare perfettamente inutile (oltre a scurire l'immagine). A parte alcune sequenze iniziali, il resto del film non trae assolutamente vantaggio dal formato...