Caput Mundi - I mostri di Roma 2: Meravigliosa creatura, la recensione
Abbiamo recensito per voi Meravigliosa Creatura, secondo numero di Caput Mundi - I mostri di Roma
L'incendio che l'ha sfigurata, come spesso accade nei fatti di cronaca nera, è il fenomeno visibile di un qualcosa che, in realtà, ha radici ben più profonde. Da un lato della barricata c'è il controllo, la cura ossessiva dei particolari di ogni operazione, infusa dall'alto come fosse un potere divino; dall'altro c'è la passione, il sangue e la rabbia, tutte debolezze prettamente umane.
Se nelle storie che hanno per protagonista il violento immortale siciliano siamo in qualche modo abituati alle sue escalation di violenza, quelle che vediamo su Caput Mundi rappresentano una violenza nuova, proponendo una versione più eccessiva della rappresentazione delle periferie metropolitane, tanto cara alle serie televisive contemporanee che trattano lo stesso genere. L'omicidio (apparentemente, stando ai media) senza pretese avvenuto nel paese, cantato in passato da Fabrizio De André, diventa il perno attorno cui ruota un intero gruppo di storie che portano sotto i riflettori un tipo di vicenda che non lascia spazio ad eroi ed antieroi, ma solo carnefici e vittime.
In questa visione complessa della natura umana, Giovanni Masi scrive un numero frenetico, con molta azione, che ribalta più volte il meccanismo preda-predatore che lega i vari personaggi. Francesca Ciregia e Antonio Mlinaric, dal canto loro, propongono due stili di disegno tanto diversi quanto interessanti nella loro fusione. Il realistico e la sintesi incrociano corpi e forme, donando un aspetto ancora più grottesco a quanto rappresentato e rendendo la lettura avvincente anche grazie al livello di dettaglio e di astrazione in continuo cambiamento.
A un terzo del percorso condiviso dagli autori, è chiaro che col tempo tutti i tasselli andranno ognuno al proprio posto, restituendo un ordine superiore d'insieme a ogni storia. Per ora, i due albi usciti restano leggibili anche separatamente, dato che la continuity condivisa procede con un ritmo blando.