Cecità
Il mondo è sconvolto da un'epidemia di cecità e i primi contagiati vengono isolati in un ospedale. Dal libro del premio Nobel Saramago, una trasposizione fedelmente presuntuosa e falsamente poetica...
Recensione a cura di ColinMckenzie
TitoloCecitàRegiaFernando MeirellesVoci originali
Julianne Moore, Mark Ruffalo, Alice Braga, Yusuke Iseya, Danny Glover, Gael García BernalUscita?
In questo senso, si può dire che (purtroppo) il Cecità di Meirelles è fedele all'opera originale. Si tratta del classico cinema di genere per intellettuali, quello che come trama prende una storia affrontata spesso dalle pellicole utopistiche/di fantascienza/horror, ma che ha la presunzione di voler essere decisamente superiore a quei prodotti. Tuttavia, mancano gli elementi più importanti. Intanto, c'è pochissima tensione e un senso di falsità nei personaggi fin dall'inizio. Il tutto è reso più assurdo da una trama che ovviamente non si pone tanto il problema di trovare una logica, quanto quello di rappresentare una chiara metafora della condizione umana. Insomma, Saramago/Meirelles ci vogliono mostrare degli aguzzini in divisa (i carcerieri che controllano il centro), ma soprattutto come una comune situazione di handicap non porti sempre a una maggiore solidarietà, ma anche allo sfruttamento e alla violenza. Tutto interessante in linea di principio, ma molto meno in due ore al cinema, non proprio il mezzo migliore per rappresentare metafore.
Viene così fuori uno strano oggetto misterioso, che non è né moderno né antico, con un'ambientazione in teoria moderna, ma con certe scelte stilistiche che sembrano legate al passato. Abbiamo di fronte una sorta di viaggio all'inferno (con il personaggio di Julianne Moore come Virgilio del pubblico e degli altri interpreti), che però alla fine diventa una rinascita ottimistica francamente eccessiva (e ben superiore a quello che c'era nel romanzo). La regia di Meirelles è sempre elegante (credo che anche se ci provasse, non riuscirebbe a fare nulla di sciatto) e ha anche delle idee curiose (l'uso delle dissolvenze per far passare il tempo ottiene degli effetti notevoli), ma rimane l'enorme difficoltà di rappresentare la cecità al cinema, se non con delle pennellate di bianco. Magari, sarebbe piaciuto ad Antonioni, un po' meno al pubblico normale.