Cheerleader per sempre, la recensione
Cheerleader per sempre è una commedia che rispecchia in pieno quella solidità di puro mestiere: prevedibile nei risvolti, buonista ma solida nella costruzione e divertente dove serve
Dal navigato regista della serialità comedy americana Alex Hardcastle (che ha diretto episodi di Grace e Franky, New Girl, The Office, Parks and Recreation, Crazy Ex Girlfriend…), Cheerleader per sempre è una commedia che rispecchia in pieno quella solidità di puro mestiere: decisamente prevedibile nei risvolti, stucchevolmente buonista ma solida come il marmo nella costruzione, nella scelta di casting (Rebel Wilson è una mina vagante) e divertente qua e là dove serve.
In un 2022 “woke” e “conscious”, dall’inclusività costantemente declamata - su cui il film insiste al massimo per creare i suoi spunti comici, ridicolizzando il presente - Ruth troverà mezzi nuovi (i social media) per affrontare dinamiche sociali immutabili (l’arena delle persone popolari). In questo gioco irrisorio tra passato e presente visti come distanti ma evidentemente speculari Cheerleader per sempre trova quasi sempre la risata, tra tempi comici sempre giusti e catchphrases usa e getta ma irresistibili: le cheerleader che fanno routine sui temi sociali, l’influencer autoritaria ma paladina dell’uguaglianza, l’abolizione di re e reginetta del ballo per evitare che esistano “i perdenti”… si tratta di spunti (alcuni più importanti di altri a fini di trama) dalla bassa profondità critica ma che riempiono a dovere l’affresco del vecchio/nuovo mondo in cui si muove Ruth.
Determinante in tutto questo è la carica autoironica di Rebel Wilson (da cui sembra esserci una buona dose di improvvisazione), perno comico essenziale attraverso cui il film riesce a far girare bene il suo meccanismo e di cui sfrutta al massimo quell’infantilismo su cui la Wilson ha costruito la sua figura comica.
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