Conan il Cimmero vol. 5: La cittadella scarlatta, la recensione
La cittadella scarlatta unisce armoniosamente le diverse anime di Conan il Cimmero, conferendogli così una maggior profondità
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.

Il quinto volume della collana Conan il Cimmero adatta il racconto di Robert E. Howard intitolato La cittadella scarlatta, pubblicato originariamente nel 1933 sulla rivista Weird Tales. Conan siede sul trono di Aquilonia, dopo aver spodestato il precedente sovrano: ci troviamo dunque nella fase matura della vita del personaggio, un periodo caratterizzato da guerre di potere e intrighi di corte piuttosto che dal campo di battaglia a lui caro.
Nel racconto scritto da Luc Brunschwig e disegnato da Etienne Le Roux viene delineata una figura dalla forte connotazione politica e avversa a ogni forma di tirannia. Sin dalle prime battute è chiara l’estraneità di Conan ai giochetti volti all’accentramento del potere nella mani delle poche famiglie nobiliari del regno. Di animo puro, il barbaro rivolge le sue premure verso il popolo e la sua furia contro burocrati codardi e nullafacenti; scalda il cuore vederlo così preso dalle sorti della sua gente, collerico nel condurli verso una battaglia decisiva per il loro futuro.
La preminente anima politica apre a una componente mistica che conferisce nuove sfumature alla vicenda e pone le basi per un intrigante approfondimento sul protagonista. Brunschwig sfrutta il segmento onirico per scavare nei ricordi di Conan e conferirgli una tridimensionalità che spesso, considerando i moltissimi adattamenti proposti, è mancata.
Grande attenzione viene riposta nei passaggi chiave del racconto, brillantemente portati in scena da Le Roux. Il tratto morbido dell’artista francese passa con grande facilità dalle strade della cittadina medievale al centro della battaglia, restando sempre piacevolissimo. Nonostante i repentini cambi di registro, il risultato resta invariato: un affresco accattivante che, complice la versatilità dei colori di Hubert, esalta le suggestioni dei testi di Brunschwing.
Se eravamo rimasti piacevolmente colpiti dal precedente volume, La figlia del Gigante dei Ghiacci, con la rappresentazione più diretta e brutale di Conan nel pieno del fervore giovanile, questo episodio è ai nostri occhi ancor più armonioso, con la sua volontà di catturare la quintessenza della creazione di Howard tramite uno dei capitoli più affascinanti della sua lunga e dolorosa esistenza.