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Coyote vs. Acme, la recensione: abbiamo visto il film che non volevano farvi vedere

Il film quasi sepolto da Warner diventa un'intelligente satira legale sul potere delle multinazionali, tra Looney Tunes e fan fiction

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Fare un film non è la cosa più difficile che possa accadere a un cineasta, forse è ancora più difficile farlo vedere. Ne sa qualcosa Dave Green, che ha dovuto combattere per anni affinché Coyote vs. Acme vedesse finalmente la luce, dopo che Warner Animation, non fidandosi del potenziale commerciale, preferiva rubricarlo come perdita fiscale anziché correre il rischio di distribuirlo, nonostante fosse finito e le proiezioni di prova fossero state un successo. Green e i suoi soci hanno lottato affinché altri studios e distribuzioni potessero acquistarlo, e così è stato: per una volta, possiamo dirlo, il bene ha vinto.

Willy il Coyote contro il capitalismo

Perché quello che, ironicamente, è stato venduto come "il film che Acme non voleva farvi vedere" è un'intelligente satira del neo-capitalismo e del potere assoluto che hanno acquisito le multinazionali, mostrata attraverso la vicenda di Willy il Coyote che, dopo 70 anni di terribili incidenti nel tentativo di catturare Beep Beep, decide di fare causa alla Acme, la società che ha prodotto i gadget da lui usati. Ad affiancarlo Kevin Avery (Will Forte), un avvocato non proprio di primissimo piano, e il suo team, pronti a osare di tutto per sconfiggere Buddy Crane (John Cena), l'avvocato di parte avversa.

Samy Burch, James Gunn e Jeremy Slater partono da un surreale articolo di Ian Frazier apparso nel '90 sul New Yorker, e costruiscono una commedia legale in cui l'umorismo slapstick e distruttivo dei Looney Tunes convive, letteralmente e materialmente, con la satira e con l'ironia adulta che ci mette un attimo a sfumare in gustoso nonsense.

Quando la fan fiction diventa cinema

Fin dallo spunto iniziale, Coyote vs. Acme è il sogno proibito di ogni creatore di fan fiction, perché prende un elemento secondario di un mondo narrativo e lo rende centrale, ne fa il perno per poter sondare quel mondo e anche ampliarlo, partendo dalla "mitologia" del coyote e del corridore della strada e arrivando ai paladini dei cartoon Warner, cercando tanto l'omaggio metalinguistico (i cognomi dei personaggi che citano i grandi disegnatori dell'epoca) quanto la follia infantile, l'acume e l'idiozia.

Green è riuscito a mettere insieme una quantità di elementi difficilissimi da far convivere, a dar loro un senso e una forma e a farne un film dai molti strati e dalla serietà d'approccio che lo rende, in qualche modo, un film speciale, in grado anche di aggiungere toni imprevisti ai caratteri immobili di partenza, come a voler dare nuova vita a Willy e Beep, tra i più importanti personaggi dei cartoon WB, eppure gli unici a non aver avuto il giusto spazio al cinema. Coyote vs. Acme è riuscito anche in questo piccolo miracolo.

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