Cyberpunk: Edgerunners, la recensione della stagione 2: esplosioni e massacri tra film e intelligenze artificiali
Cyberpunk Edgerunners torna con la stagione 2: nuovi protagonisti, nuovi drammi esistenziali e nuovi bagni di sangue
A quattro anni dalla prima stagione, Cyberpunk Edgerunners torna con il suo secondo ciclo di episodi, cambiando regista e protagonisti per raccontare una nuova storia ambientata a Night City. Disponibile dal 20 ottobre su Netflix, con tutti i suoi dieci episodi, sempre con Studio Trigger incaricato per l'animazione. Nuovo regista però, dato che a prendere il timone del soggetto di Bartosz Sztybor c'è Kai Ikarashi, che aveva già diretto il sesto episodio della stagione 1. Scopriamo dunque insieme cosa funziona (e cosa no) in questo ritorno a Night City.
Bentornati a Night City
Night City riappare sullo schermo al centro di dieci nuovi episodi. Raddoppiano anche i protagonisti, ognuno con una sfumatura diversa: Roman è un ragazzino appassionato di cinema, che vive sempre con la fotocamera in mano; Talia è un'adolescente ribelle con molteplici innesti che la rendono ormai quasi praticamente una macchina, perennemente in fuga dalla madre; D è un Netrunner che vuole vendicarsi con l'Arasaka per un torto subito e infine, Weak, un ex-Edgerunner a cui sono stati rimossi gli innesti a causa della psicosicosi. Questa volta lo show mette in scena altri argomenti, dalla pericolosità delle intelligenze artificiali al capire cosa sia veramente umano, non dimenticando mai il messaggio principale della ricerca di un luogo a cui appartenere.
Le strade dei quattro protagonisti si intrecceranno sempre di più, tra scontri, intrighi ed esecuzioni - esattamente come ci avevano abituato quattro anni fa. Quella che sembrava una storia a sé stante, però, si rivela collegata alla prima stagione (ma vi lasceremo scoprire da soli come).
Questa volta il racconto è più semplice, con un ritmo serrato e senza troppi tempi morti. Non c'è la sensazione di accelerazione sul finale e tutto va al suo posto più o meno organicamente. Forse non si arriva all'impatto emotivo della prima stagione, ma i protagonisti hanno tutti un'evoluzione, trasformandosi drasticamente dal primo minuto all'ultimo. D e Talia rubano la scena e sono sicuramente i più curati, ma Roman è quello che più ci ha colpito. Il ragazzino appassionato di cinema ha sempre in mano la videocamera e riprende ogni cosa che lo circonda. Una sorta di spettatore esterno alle vicende, come noi che stiamo guardando attraverso lo schermo, che capirà quando farsi avanti e cambiare il proprio destino.
Nuova regia, nuovi colori
Parlando del lato visivo, lo show è ancora una volta sontuoso, e anche stavolta le cromie sono notevolissime spiazzando lo spettatore per la bellezza e il caos ordinato della messa in scena, in perfetto stile Trigger. Il tratto viene completamente alterato con l'entrata in scena di Capri, un'instabile Intelligenza Artificiale che spariglia le carte in tavola e a cui tutta Night City sembra essere interessata. Capri riscriverà lo stile visivo di Edgerunner, dando una sensazione di furiosa pazzia e utilizzando rossi e verdi per “distruggere” lo schermo.
Per quanto non manchino i momenti drammatici, anche in questo caso ci troviamo lontani da quanto successo nella prima stagione - anche massacri e scene erotiche sono ridotte all'osso o perfino non presenti. È un'altra Night City ma allo stesso tempo è sempre la città di quattro anni fa, sebbene con più luci che ombre.