Dampyr 210: Il figlio di Erlik Khan, la recensione
Abbiamo recensito per voi Dampyr 210: Il figlio di Erlik Khan, edito da Sergio Bonelli Editore
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
A distanza di quattro numeri, dopo Il dio del massacro, Giorgio Giusfredi torna a firmare i testi di Dampyr 210 (uscito lo scorso settembre) affiancato ai disegni da Andrea del Campo. L'imperdibile trittico di episodi scritti da Mauro Boselli, Black Annis!, La legione di Harlan Draka e Nel mondo dei maestri, aveva lasciato alcuni nodi narrativi da sciogliere, legati ad esempio a un maestro della notte molto amato dal pubblico, Erlik Khan, e soprattutto alla sua demoniaca prole.Il fumetto ci parla dunque di Kerey Khan, Signore della Discordia, il più terribile dei nove rampolli del super vampiro: nove parti di se stesso generate grazie alle sue immense facoltà. A captare in anticipo la grave minaccia è la veggente Ann Jurging, che ha intessuto una relazione stabile con un altro comprimario molto amato della saga, il poliziotto colombiano Bobby Quintana. Saranno entrambi parte della trama come il padre di Harlan, il magnetico Draka.
Il Dampyr di Giusfredi è mainstream nel senso più positivo del termine, attento a esaltare in un dettaglio gli elementi horror e quelli sovrannaturali della testata, che - ricordiamolo - è l'unica collana di Sergio Bonelli Editore con un protagonista, alleati e nemici, in possesso di poteri metaumani. Non a caso, l'affascinante Jurging richiama alla memoria un felice connubio di atteggiamenti cari a icone dei comics quali Fenice e Tempesta degli X-Men, mentre Kerey Khan ci rimanda a un'inquietante fusione del Joker di Greg Capullo e Tensing di Akira Toriyama.
Forse sono solo suggestioni cangianti a seconda del lettore, ma è certo che Giusfredi si riconferma all'altezza nel gestire il complesso universo sempre in divenire creato da Mauro Boselli e Maurizio Colombo diciassette anni fa, attestandosi probabilmente come il loro degno successore. La sua sceneggiatura è agile, moderna e oltre a dimostrare padronanza e conoscenza della continuity, il giovane talento lucchese sfoggia un controllo della logica sequenziale dampyriana tutt'altro che elementare tra continui sbalzi spazio-temporali e multidimensionali.
Il figlio di Erlik Khan é l'ennesimo tassello di qualità all'interno di una serie che ha fatto proprio della qualità narrativa e grafica un suo punto fermo.