Dampyr 213: Capodanno celtico, la recensione
Capodanno celtico è un altro imperdibile episodio di Dampyr: vi spieghiamo perché.
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.

Dopo El día de los muertos, Dampyr propone una nuova avventura legata al Giorno dei Morti, questa volta alla versione europea, la festa di radice marcatamente gaelica nota come Halloween, Samhain o - come recita il titolo dell'albo - Capodanno celtico.
La lugubre personificazione della Morte del folclore bretone, immortalata nella copertina di Enea Riboldi, è tornata a mietere vittime. Harlan Draka e l'amico fraterno Emil Kurjak sono chiamati ad affrontare il misterioso e micidiale nemico, invocati nientemeno che da Araxe de Kercadio, splendida Maestra della Notte e magnetica comprimaria della saga.
Venanzetti offre un'ottima prova di narratore per quello che sembra a tutti gli effetti un episodio di passaggio, e che tuttavia rivela nei suoi risvolti un elemento inquietante, forse cruciale per il futuro di un personaggio chiave della testata. Lo scrittore marchigiano intesse una vicenda avvolgente e intrigante, in continuo bilico tra la meraviglia del passato medioevale dell'antica terra dei druidi e la più disincantata realtà odierna, quella di una clinica ospedaliera specializzata in malattie oncologiche.

Capodanno celtico è un fumetto costruito su un soggetto originale e di sostanza, dotto ma senza fronzoli, come la sceneggiatura a cui dà luogo: i testi sono spigliati e scorrevoli, di sicuro impatto, confezionati con un ritmo e un taglio particolarmente cinematografici.
La qualità della resa finale è ovviamente da condividere con la forza espressiva che viene dalla mano esperta di Genzianella: l'artista milanese plasma nella magia dei suoi chiaroscuri le forme più imprevedibili, saltando con assoluta disinvoltura tra gli scenari e i dettagli di epoche completamente differenti.