Davvero 6, la recensione
Carlo Alberto Montori nasce a Bologna all'età di 0 anni. Da allora si nutre di storie: lettore, spettatore, ascoltatore, attore, regista, scrittore.
Tante persone ancora oggi mi chiedono chi me l’abbia fatto fare, cosa mi abbia spinto a lanciarmi in un progetto che non mi dava nessuna garanzia e che era un salto nel buio. Perché non mi sono tenute abbracciate strette le mie certezze invece di infilarmi in un simile nido di vespe? Me ne sono almeno pentita? No, né pentita né ossessionata dal fantasma di ciò che poteva essere e non è stato. Rifarei tutto, anche gli errori, forse soprattutto gli errori. L’esperienza di Davvero è stata bella e lo è ancora. Lo è con tutta la voglia forte di fare qualcosa in cui credevo, qualcosa che mi piaceva, qualcosa di diverso dalle certezze che mi tenevano al caldo. E’ stato bello credere, è stato bellissimo condividere un’idea, un’aspirazione, un sogno con tante persone, sia quelle che lavoravano con me che quelle che hanno letto e amato il prodotto finito. E’ stato bello anche sbattere contro nuove certezze in merito al panorama fumettistico italiano, giusto e sensato capire cosa funziona e cosa no, con chi collaborare e con chi no, in quale modo e perché. Lo rifarei? Sì. Lo rifarò? Sì.Che si tratti di “Davvero” o di altre idee in cui credo non c’è niente di più bello che arrendersi alle proprie passioni, prescindendo totalmente dai concetti di “successo” o “fallimento”. Fare una cosa bella è sempre giusto. Condivido il contenuto della campagna “Think Different” della Apple. Avete presente quando dice: “Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, che lo cambiano davvero?” Bene, è anche di noi che si parla.
Con questo editoriale, Paola Barbato introduce il sesto numero di Davvero, un fumetto di cui si è parlato molto negli ultimi due anni: prima durante la sua serializzazione sul web, poi per la sua turbolenta vita editoriale in formato cartaceo.
Fortunatamente sulla sua pagina Facebook l’autrice ha rivelato che quasi sicuramente ci sarà almeno un altro numero di Davvero, visto che questo albo lascia troppe questioni irrisolte e sarebbe stato poco appropriato congedarsi dai lettori in questo modo.
Martina si trasferisce a Firenze assieme a Selene, aiutate da un uomo che arriva dal passato della ragazza. Qui si trovano a vivere relegate in una gabbia d'oro, un appartamento di lusso dal quale non possono uscire per non rischiare di rivelare la loro presenza al padre di Selena... ma come condurrà la sua vita dopo essersi lasciata alle spalle anche le persone conosciute a Milano e Bologna, i suoi unici appigli dopo la fuga da casa? Riuscirà a reinventarsi un'altra volta?
La narrazione scorre fluida, la Barbato continua a raccontare le vicende quotidiane dei personaggi con l'abilità che le è valsa il premio Gran Guinigi a Lucca Comics. Gli intenti sono evidenti: leggendo Davvero si ha la sensazione di leggere un'opera diversa da quello che solitamente ci propone il mercato italiano, un po' Strangers in Paradise, un po' uno shojo manga per adulti.
La scelta di allontanare Martina e Selena dal microcosmo presentato nei numeri precedenti era rischiosa, ma permette in realtà di approfondire la caratterizzazione delle due ragazze accantonando parzialmente un cast a volte fin troppo ingombrante.
Purtroppo i disegni di Michela Da Sacco sono più deboli dei numeri precedenti, con un tratto altalenante e modelli dei personaggi che variano troppo da una pagina all'altra, passando da vignette ben realizzate ad altre con smorfie quasi deformi.