Deep State: la recensione in anteprima dei primi episodi della serie della Fox
La nostra recensione dei primi due episodi di Deep State in onda questa sera in Italia su Fox, canale 112 della piattaforma Sky
Girata in Marocco per le scene ambientate in Bahrain, Francia e Tehran ed a Londra quelle ambientate in Inghilterra e Washington, la nuova spy story del network ha come protagonista Mark Strong nel ruolo di Max Easton, un agente dell'M16 ormai in pensione costretto a tornare in campo per un'ultima pericolosa missione che lo coinvolge molto da vicino e che ha a che fare con la morte del figlio Harry Clarke (Joe Dempsie, il Gendry di Game of Thrones), ucciso in Iran durante una missione, dopo aver seguito le orme del padre diventando come lui un agente dell'intelligence inglese.
Deep State si presenta quasi da subito come una serie complessa, che richiede la piena attenzione dello spettatore a causa di una trama intricata ed una serie di flashback che si susseguono a ritmo serrato con il presente vissuto dal protagonista, un uomo silenzioso e piuttosto schivo che pur amando la propria famiglia, porta chiaramente nell'anima le cicatrici di una vita vissuta in un mondo che non concede né chiede pietà, un mondo che ha fatto di un uomo come Easton, che è riuscito a lasciarlo indenne, un personaggio indubbiamente pericoloso.
Una fotografia molto curata aiuta inoltre ad esaltare più che la vastità dei molti paesaggi che si succedono, soprattutto per le scene girate in Marocco, ma ambientate in Medio Oriente, una sorta di soffocante confusione alimentata da strade impolverate ed impervie e vicoli bui che serpeggiano nella confusione di città come Tehran o Beirut e nei i quali sembrano celarsi indicibili pericoli.
Con in gioco poteri tanto più forti di lui, il vecchio leone che è Max Easton avrà sempre maggiori difficoltà a distinguere tra alleati e nemici e sarà costretto a usare tutto il repertorio che proviene dalla sua lunga esperienza di spia al servizio di Sua Maestà per riuscire a sopravvivere ad un mondo brutale che pensava ingenuamente di aver abbandonato per sempre.