Dipartimento di teorie folgoranti, la recensione
Queste strisce di Tom Gauld sono destinate a essere condivise sulle scrivanie di numerosi laboratori e aule universitarie
Carlo Alberto Montori nasce a Bologna all'età di 0 anni. Da allora si nutre di storie: lettore, spettatore, ascoltatore, attore, regista, scrittore.
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"Sono tavole destinate a essere condivise sulle scrivanie di numerosi laboratori e aule universitarie."Se l'uscita precedente era rivolta a tutti gli appassionati di lettura, ai proprietari di librerie o ai bibliotecari, i fumetti presentati in questo volume sembrano destinati principalmente a scienziati, ricercatori o studenti di materie scientifiche, pronti a ridere assieme ai propri colleghi di tante gag del proprio settore di competenza. Sono tavole destinate a essere condivise sulle scrivanie di numerosi laboratori e aule universitarie, ma quasi sempre comprensibili a chi non è avvezzo all'ambito scientifico; anzi, chi è esterno a questo mondo potrà scoprire le psicosi, le paranoie e le difficoltà che affrontano gli studiosi in camice bianco, alle prese con esperimenti, teoremi e pubblicazioni accademiche.
C'è una vignetta che descrive al meglio questo volume: da una parte un prestigioso studioso in camice bianco, con la didascalia "Scienza", dall'altra un umano in grado di volare sulla superficie di un pianeta alieno, accompagnato da un robot senziente nell'Area "Fantascienza"; il secondo invita il primo nella sua metà di vignetta, consapevole che in fondo in fondo si tratti del suo desiderio recondito, addentrarsi nei meandri più misteriosi del suo campo di competenza. È questo che mette in scena Gauld: esperimenti falliti, improbabili teoremi e altri aspetti dell'universo scientifico portati all'estremo, per ironizzare in modo intelligente su una disciplina, riuscendo anche a farcela apparire più "umana".
L'unica perplessità sul volume è proprio la sua natura monotematica: se con la raccolta letteraria avevamo respirato una maggiore varietà, qui spesso i meccanismi comici e le situazioni si ripetono. Senza dubbio fruire di questi fumetti nella loro pubblicazione originaria permetteva di goderseli di più, mentre qui è come se ci trovassimo di fronte a un volume con tutte le strisce in cui Lucy toglie il pallone da football a Charlie Brown e -per quanto efficaci- alla lunga rischiano di annoiare il lettore.