Divinity III: Eroi del Glorioso Stalinverso, la recensione
Abbiamo recensito per voi Divinity III: Eroi del Glorioso Stalinverso, pubblicato da Star Comics
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.

Stalinverso è il titolo del recente evento Valiant che abbiamo avuto il piacere di leggere sulle pagine del terzo volume di Divinity, l'affascinante epopea fantascientifica scritta da Matt Kindt (testi) e disegnata da Trevor Hairsine (matite).
Bloodshot, Aric di Dacia, Shadowman e tutti gli eroi Valiant si sono dunque uniti per affrontare e assoggettare il mondo intero al comunismo, ma nell’apparentemente compatto fronte russo c’è qualcuno convinto che la realtà sia stata riscritta: si tratta del consigliere Colin King (alias Ninjak). Come va a finire potete scoprirlo leggendo Divinity III: Stalinverso, volume che chiude la trilogia e prepara il terreno per il suo prosieguo, Eternity, firmato ancora una volta dal team creativo composto da Kindt e Hairsine.
Divinity III: Eroi del Glorioso Stalinverso, invece, è il titolo del volume che raccoglie quattro storie legate all’evento. Nonostante il collegamento diretto con la miniserie portante, questi one-shot possono essere letti senza conoscere le sorti della missione di Ninjak in quanto prevalentemente focalizzati sulla narrazione delle storie di origini di Komandar Bloodshot, Aric il Figlio della Rivoluzione e Shadowman, realizzate rispettivamente da Jeff Lemire e Clayton Crain, Joe Harris e Cafu, Scott Bryan Wilson e Robert Gill, Eliot Rahal e Francis Portela.

Slegati dai vincoli della continuity canonica, i singoli scrittori sono liberi di cimentarsi nella rivisitazione degli esordi dei vari eroi. Il ribaltamento ideologico operato sortisce effetti interessanti in tutti i racconti, e il risultato risulta perfettamente coerente con la caratterizzazione originale di ciascun personaggio; in tal senso sono esemplificativi gli episodi legati ad Aric e a Shadowman.
I punti più alti del volume sono però rappresentati dalle storie poste in apertura e in chiusura: la prima, dedicata a Bloodshot, è figlia dell’ottima conoscenza che Lemire ha del super soldato dotato di naniti, ed è resa unica dall’arte di Crain, abile nel catturare la potenza plastica di un eroe che unisce una forte componente action a una profonda e travagliata introspezione. La seconda è incentrata sulla drammatica storia di Obadiah Archer, un orfano cresciuto da monaci che incrocia il suo cammino con quello dell’immortale Aram Anni-Padda: un racconto di natura positivista imperniato sul concetto di fede e illustrato splendidamente da un Portela attento a esaltare la componente espressiva della sceneggiatura.