Domani interrogo, la recensione: Anna Ferzetti e la scuola come trincea emotiva
Recensione di Domani interrogo, il film di Umberto Carteni tratto dal romanzo di Gaja Cenciarelli: Anna Ferzetti è un’insegnante combattiva nella periferia di Rebibbia, tra rabbia, letteratura e speranza
Ancora la periferia romana, la cara vecchia periferia iper-sondata dal nostro cinema, perennemente incuriosito da quella fenomenologia del margine che ancora oggi conserva il ricordo della borgata e della campagna diventata città.
Stavolta siamo a Rebibbia, la Rebibbia di Pier Paolo Pasolini ieri e di Zerocalcare oggi, ma più in generale quel limite di Roma bistrattato dal passaparola e poi abusato da un certo cinema facile, fatto di prime impressioni e immagini senza vita.E invece (guarda un po’) in Domani interrogo, l’ultimo film di Umberto Carteni, di vita ce n’è eccome. A cominciare dalla radice letteraria che lo precede – l’omonimo romanzo di Gaja Cenciarelli, che è anche la sua storia di insegnante – e proseguendo con quella macchina a mano, senza orpelli, che gira tra i banchi di una classe che odora di rabbia e disincanto.
Umberto Carteni cambia registro: dal comedy al dramma scolastico
Domani interrogo però non è un film (solo) sulla scuola, ma prima di tutto una questione personale: la missione di un’insegnante di inglese che tiene ancora a mente l’onere complicatissimo di educare, prima di ogni lezione sul Romanticismo, sui versi di Keats o sull’Ulisse di Joyce. E in nome di questa sfida, che è il suo mestiere, è disposta anche a sporcarsi le mani, a imbruttirsi fino a usare la lingua del nemico-studente. «Avete rotto il cazzo!»: così si presenta la prof interpretata da Anna Ferzetti ai nuovi alunni, che sembrano un tutt’uno con la decadenza dell’aula. C’è Sofia, bellissima per tutti e intelligente per pochi; Daniele, ruvido come il suo romanesco senza compromessi; Alessandra, dalla memoria troppo grande per i suoi pochi anni; e poi Francesco, poeta maledetto di confine: legge solo russi e francesi ma ce l’ha a morte con le parole, sa bene che sono potenti e vorrebbe conoscerle tutte.
C’è tanto lavoro da fare nella scuola di Rebibbia: una quinta da portare agli esami e un materiale umano da levigare, sincero e delicato come la giovinezza. Carteni – in sinergia con Herbert Simone Paragnani e la stessa Cenciarelli – nasconde alcuni eccessi del romanzo, asciuga l’enfasi per farne la storia viscerale di un’insegnante che crede ancora nella salvezza. Rattoppa dove può, al netto di una struttura narrativa non sempre solidissima, ma sono i volti a fare la differenza.
Domani interrogo e il confronto con Diario di un maestro e Scialla!
E questa vocazione all’insegnare si legge tutta nel sentire della prof di Ferzetti, attrice talentuosissima, tra le migliori in Italia, cui forse sarebbe ora di riconoscere pienamente i meriti. La macchina da presa la pedina tra le mura della scuola – metafora del suo mondo – e non la abbandona un istante, perché sa che basta uno sguardo, una piccola incrinatura, a dare corpo e senso al dramma.
Certo, Domani interrogo deve vedersela con più di qualche mostro sacro del sottogenere nostrano del coming of age di periferia: da Diario di un maestro di Vittorio De Seta al raffinato mélange di fiction e realtà di La mia classe di Daniele Gaglianone, passando per Scialla! di Francesco Bruni, fino ad Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi, dove la scuola era inesorabilmente fuori campo.
Domani interrogo si colloca lì, in quel cinema fatto di parole e scorci improvvisati, dell’accento sporco di una lingua dai pochi fonemi ma autentica. E lo stesso Carteni, dopo le commedie spensierate come Quasi orfano e Mica è colpa mia, sembra pienamente a suo agio con questa nuova drammaturgia del margine, dove Rebibbia diventa simbolo di un altrove scartato, tra santi e disgraziati, pieno di storie ignote alla città.