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Dov’è la Fiesta?, la recensione: un film intelligente che fa bene al nostro cinema

Il nuovo film di Niccolò Gentili arriva al cinema: ecco le nostre considerazioni su Dov'è la Fiesta?

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“I toscani, con la loro ‘c’ aspirata e il senso dell'umorismo da quattro soldi, hanno ‘devastato questo Paese’, più che il cinema in senso stretto”. La battuta di Boris ha fatto storia e ci è tornata in mente durante la visione di Dov’è la Fiesta?, l’opera prima di Niccolò Gentili, classe 1991, fiorentino. Gentili, che ha scritto il film con Lisa Nur Sultan (una delle nostre migliori penne), è anche in scena in un ruolo, e sia lui che il protagonista Francesco Carril, (in realtà spagnolo, ma interpreta un ragazzo di Fucecchio), fanno ampio sfoggio della ‘c’ aspirata. Ma non si tratta solo della provenienza dei personaggi. Tutto il film è permeato di uno spleen toscano, e da una serie di omaggi ai numi tutelari della commedia alla toscana, come Benigni (ma anche Troisi per Non ci resta che piangere) e Pieraccioni.

C’è, insomma, un orgoglio toscano che attraversa il film, che però, attenzione, non è la tipica commedia toscana basata sugli attori mattatori e la loro tipica comicità. E, volendo, non è neanche la solita commedia romantica come la facciamo in Italia. Perché, se uno dei punti cardinali del film sono i comici toscani, l’altro è la commedia sofisticata internazionale, hollywoodiana. Sì, Harry ti presento Sally, che la protagonista femminile cita spesso nei suoi corsi di sceneggiatura. E il film di Rob Reiner come ispirazione per questa storia ci sta benissimo, perché si parla, come diceva quella canzone, di rapporti tra giovani uomini e giovani donne. Di quel momento in cui, in un rapporto, ci si chiede, “noi cosa siamo?”. E del fatto che “incontrarsi è un miracolo, ma perdersi è la cosa più facile del mondo”.

Perdere la macchina, trovare l’amore

Leo e Irene si frequentano da tre mesi, dopo un colpo di fulmine in tangenziale. Ma non hanno ancora affrontato quel momento, quello in cui ci si chiede: “Noi due cosa siamo?”. Proprio la sera in cui, finalmente, si vedono per parlarne, a lui rubano la macchina nuova – una Fiesta, da qui il titolo - sotto casa di lei. Fiesta finita. Il furto li catapulterà in una settimana concitata e folle, tra commissariati, assicurazioni, uffici pratiche auto, coinquilini, guardie, ladri, padri e suore. La settimana in cui persero una macchina ma – forse – trovarono l’amore.

Una scena di Dov'è la Fiesta? - ©Vision Distribution

Finalmente due volti nuovi e belli

I toscani, allora, stavolta non devastano il cinema italiano, ma gli fanno bene. Sì, perché veniamo dalla polemica, cresciuta a Venezia ma in realtà viva da tempo, che in Italia a fare i film siano sempre gli stessi attori. Dov’è la Fiesta? sembra fatto anche per smentire questa realtà. Il film di Niccolò Gentili ha avuto la nostra attenzione non appena abbiamo visto i due attori principali. Francesco Carril è stato il protagonista della straordinaria serie Dieci Capodanni, e porta in scena un uomo inusuale, diverso dagli altri: attraente ma in modo discreto, sexy ma impacciato, forte ma tenero ed empatico.

Linda Caridi, rivelatasi con Ricordi?, ha lasciato il segno ne L’ultima notte di Amore e nella serie Supersex. È un’attrice brillante, sensuale in modo personale e discreto, affascinante, espressiva e ogni volta diversa. Sono volti ancora poco visti dal nostro cinema, e che vorremmo vedere di più. La carta vincente del film sono loro, e la chimica che si è riuscita ad instaurare.

Francesco Carrill e Linda Caridi, coppia da non dividere

Sarà anche per questo che Dov’è la Fiesta?, arrivato circa a metà del percorso, si ferma, diventa meno interessante, perde grazia, ritmo e soprattutto tensione. Scegliendo di distillare l’arco narrativo lungo una settimana, perde anche l’occasione di diventare uno di quei film girati in unità di tempo, tutti in una notte, come Fuori orario di Scorsese o Tutto in una notte di Landis, idea che sembrava affascinante e riuscita. Ma il punto non è questo. Il problema è un altro, e lo possiamo vedere come un difetto e un pregio del film.

Che perde quota esattamente nel momento i cui i due protagonisti non sono insieme, e parlano con gli amici, mentre Leo continua la sua Odissea nella burocrazia. Ecco, il difetto del film è aver spezzato la coppia, perché quando era in scena faceva meraviglie, e non aver pensato che, in fondo, le vicende della macchina fossero meno interessanti della storia d’amore. Ma questo vuol dire che il film ha anche un pregio, ed è proprio aver azzeccato i due protagonisti, averli diretti bene, aver creato una tensione fra loro. E aver scritto davvero bene quei personaggi. Quando tornano insieme il film riprende quota, ma ormai manca un quarto d’ora alla fine.

Una scena di Dov'è la Fiesta? - ©Vision Distribution

L’attenzione ai dialoghi e ai personaggi minori

Un’altra cosa che ci piace della sceneggiatura è quell’attenzione per i personaggi minori e per quei dialoghi che sembrano meno importanti. Invece di derubricarli a routine, gli sceneggiatori infarciscono ogni piccolo momento di battute sagaci, di numeri divertenti, di caratteristi e camei che strappano un sorriso, una riflessione, una sorpresa. Dov’è la Fiesta? è più di un film in uno: una rom-com in fondo poco “italiana”, un film sociale, sull’Italia della burocrazia e del ‘non si può fare’.

E un film generazionale, perché racconta la generazione di oggi, perennemente precaria e precarizzata, indecisa sul futuro e sulle scelte della vita, incapace di impegnarsi, sia in campo sentimentale che politico. “Mio nonno ha liberato l’Italia dal fascismo, o almeno credeva. Ma questo fa il Fantasanremo a 50 anni” dice Irene a un certo punto.

Conoscete il test di Bechdel?

C’è anche la cultura dei nostri tempi. È un film metacinematografico, in cui si parla di attori e di sceneggiatori, di film e di scrittura. E dei nuovi criteri, delle esigenze del politicamente coretto e del woke. Lo sapevate che esiste il test di Bechdel, un criterio per valutare la presenza e la rappresentazione dei personaggi femminili nelle opere di finzione? Se ne parla alla lezione di sceneggiatura che tiene Irene, proprio a proposito di un classico come Harry ti presento Sally, che quel test non lo supererebbe.

Secondo le regole di Bechdel, per una giusta rappresentazione del femminile, un film deve avere almeno due personaggi femminili, questi devono parlare tra loro, e l’argomento della loro conversazione non deve riguardare un uomo. Dov’è la Fiesta? cita il test, per poi smentirlo, o quasi. Perché Irene e la sua amica del cuore, quando sono in scena, parlano quasi sempre di un uomo. È anche da questi particolari che si capisce quando un film è intelligente. E quindi si comincia a fare il tifo per lui.

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