Dylan Dog 357: Vietato ai minori, la recensione
Da tempo non apprezzavamo su Dylan Dog una storia tanto cruda quanto lo è Vietato ai minori...
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Tutto ciò, insieme al titolo e all'argomento in oggetto, ha creato presto una certa attesa e molta curiosità tra i lettori di Dylan Dog. L'anteprima che vi abbiamo proposto ieri è senza alcun dubbio suggestiva, per non parlare della splendida copertina di Angelo Stano, dalle reminiscenze noir stile classici anni '70, come Kriminal e Satanik.
Vanessa Wilson esercita ancora un fascino irresistibile su di lui, nonostante sia una star ormai in declino. È pronto addirittura a vincere il proprio terrore dell'aereo per volare a Los Angeles e cercare le sue tracce, quando la donna scompare nel nulla. Dopo una notte di passione, gli resta solo un enigmatico invito per uno evento cinefilo all'ignoto Cinema Emperor la sera di Ognissanti, nella metropoli californiana.
La realtà che si spalanca davanti agli occhi del Nostro è quella degli snuff movie, pellicole in cui le torture e la atrocità che vengono inflitte sono tutt'altro che finzioni. L'Old Boy si ritrova invischiato in una bolgia di oscenità, barbarie e depravazione che sarebbe corretto definire non immorale, ma amorale.
Assai valido e intrigante risulta anche il suo soggetto, con qualche punto meno chiaro all'inizio, ma in sintesi è l'ennesima, convincente interpretazione delle infinite potenzialità di un titolo Bonelli di tale caratura.
L'autore sardo tuttavia, non riuscirebbe mai ad angosciarci, a strapazzarci emotivamente fino alla fine, senza l'aiuto di due giovani veterani quali Davide Furnò e Paolo Armitano alle matite, superbi nel trasmutare un eccellente copione in folgoranti immagini.