Dylan Dog 358: Il prezzo della carne, la recensione
Dylan Dog 358: Il prezzo della carne, di Fabrizio Accatino e Roberto Rinaldi, è un albo che vi torcerà lo stomaco e vi afferrerà per la gola...
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Il segreto terrificante che si nasconde in ciò che appare all'inizio solo un noir dalle tinte fosche, comincia a dipanarsi solo dopo una trentina di pagine. Il prezzo della carne è la denuncia di una società perversa e depravata che fa del perbenismo una bandiera dentro cui avvolgersi per poi abbandonarsi ai vizi più ripugnanti, alle azioni più turpi. Quella qui raccontata è una vicenda che torce lo stomaco, che aggredisce alla gola.
Il tratto carico e ficcante di Roberto Rinaldi, costruito su un preciso gioco di bianchi e neri, preferisce alle sfumature elaborati contrasti, la predominanza di una sull'altra tinta in funzione di un'atmosfera più distesa e cupa, fino alla tenebra del genere horror.
Il rilancio voluto da Sergio Bonelli Editore e guidato da Roberto Recchioni, non ci stancheremo mai di ripeterlo, continua a dimostrare un'attenzione particolare ai gusti del pubblico e a centrare uno dopo l'altro gli obbiettivi dichiarati sin dalla svolta, offrendo ogni mese qualità e creatività.