Dylan Dog 363: Cose perdute, la recensione
Dylan Dog 363: Cose perdute, di Paola Barbato e Giovanni Freghieri, è un albo da incorniciare
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Il compito è tutt'altro che semplice anche per chi deve avvicendarsi alla penna sul numero successivo a quello che ha ridato il benvenuto al creatore del personaggio. Parliamo tuttavia di un autrice come Paola Barbato che ha dimostrato come pochi altri suoi colleghi di possedere un'intesa speciale con l'antieroe di Sclavi. Cose perdute ne è la riprova: la scrittrice lombarda dà il meglio di sé regalandoci una delle più belle storie di sempre da lei realizzate per Dylan Dog.
Muovendosi su un raro equilibrio tra buio e luce interiore, ferocia e tenerezza, immaginazione e logica, Cose perdute possiede una struttura e una coerenza sequenziale compiuta, un ritmo perfetto, suspense e imprevedibilità.
Vi basta? Perché, oltre a tutto ciò, a disegnare questa storia è Giovanni Freghieri, una delle matite più note e amate dal pubblico dylaniato. Il suo tratto affascinante e inimitabile riesce a stupire per la facilità con cui gioca con bianco e nero e il loro contrapporsi. La sua forza visiva e la sua potenza scenica sono ideali per valorizzare la sceneggiatura della Barbato.