Dylan Dog 370: Il terrore, la recensione
Abbiamo recensito per voi Dylan Dog 370: Il terrore, scritto da Gabriella Contu e disegnato da Giampiero Casertano
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Gabriella Contu e Giampiero Casertano firmano Dylan Dog 370, albo uscito in edicola lo scorso 29 giugno. L'insolita accoppiata, formata da un'esordiente alla penna e un senatore alle matite, firma una storia emblematica per il nuovo corso iniziato ufficialmente con Mai più, ispettore Bloch (Dylan Dog 338, ottobre 2014); del resto, la gestione di Roberto Recchioni ci ha abituati a episodi originali, talvolta spiazzanti e innovativi per l'antieroe creato da Tiziano Sclavi trent'anni fa.Il terrore è un fumetto di questa pasta, intelligente e ironico - o meglio sarcastico - che prende in considerazione uno dei temi più sentiti e temuti oggi: gli attacchi perpetrati da gruppi estremisti di varia e dubbia matrice. Londra, città dell'Indagatore dell'Incubo e una delle capitali europee maggiormente ferite da questa follia contemporanea, qui diventa un luogo predestinato, l'ambientazione di un racconto incentrato su un probabile attentato terroristico.
Nel suo soggetto, la scrittrice di origini sarde intercetta alla perfezione tutti questi elementi riuscendo a tessere un intreccio suggestivo e intrigante, capace di tenere in scacco il lettore, proprio come accade nella storia alla capitale inglese e alla polizia di Scotland Yard, a cui l'ex ispettore Bloch si ritrova a dare una mano, richiamato in azione dal sergente Rania Rakim. Ne abbiamo conferma qui: non era frutto di un delirio (vedi Graphic horror novel), sembra esserci davvero del tenero tra la bella detective e il protagonista.
Dylan, suo malgrado e come spesso accade, si ritrova fagocitato dagli eventi, avendo investito e quindi aiutato i genitori sconvolti del giovane Ahmed Kerongo: è lui il presunto kamikaze, ricercato dall'esercito e dai media, una caccia che dà luogo - nella seconda metà dell'episodio - a inseguimenti degni dei Blues Brothers di John Landis.