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Elle, la recensione: il prequel de La rivincita delle bionde è riuscito a metà

Su Prime Video arriva un progetto ambizioso legato a La rivincita delle bionde: tante buone intenzioni, meno convinzione nella resa finale.

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Elle Woods è tornata, questa volta sul piccolo schermo, con una serie tv prequel targata Prime Video realizzata con la collaborazione di Reese Witherspoon, che ha interpretato il personaggio nella commedia cult La rivincita delle bionde. Il suo coinvolgimento ha permesso di assicurare una certa continuità con quanto raccontato sul grande schermo, in particolare nella rappresentazione della protagonista: l'esordiente Lexi Minetree riesce a ricreare quasi alla perfezione l'interpretazione originale senza mai scivolare nella caricatura.

Cosa racconta la serie prequel

Al centro della trama c'è Elle che, poco dopo il suo sedicesimo compleanno, è costretta a trasferirsi da Los Angeles a Seattle a causa di un errore compiuto dal padre chirurgo Wyatt (Tom Everett Scott), che ha rovinato il naso di una cliente. Il passaggio dal mondo dorato di Hollywood al grunge della nuova città piovosa crea non pochi problemi alla teenager e alla madre Eva (June Diane Raphael), ma la sua forza di volontà la spinge costantemente a reagire.

La ragazza, nel tentativo di ambientarsi, prova così ad adattarsi non senza difficoltà a una quotidianità fatta di musica punk rock, outfit grigi, impegno sociale e poca apertura mentale nei confronti degli outsider. Gli otto episodi si sviluppano mostrando l''eroina' mentre cerca di superare le avversità e conquistare uno stage nella rivista Cosmopolitan, facendo emergere la sua resilienza e una sensibilità che nemmeno lei sapeva di possedere, tra indagini su un preside che nasconde un importante segreto, lutti, amicizie e primi amori.

I punti deboli del progetto

Purtroppo, dopo un inizio brillante, la sceneggiatura firmata da Karen McCullah Lutz e Kirsten Smith scivola presto in situazioni prevedibili, personaggi stereotipati e relazioni tra teenager che provano a inserire concetti e idee contemporanee negli anni '90, rimanendo però sulla superficie di ogni problema sociale e cercando di risolvere tutti gli ostacoli in modo ripetitivo. In questo modo, Elle Woods si ritrova costantemente a compiere un passo in avanti e uno indietro fino all'epilogo della stagione.

Le otto puntate strappano qualche sorriso e riescono a intrattenere senza impegno, ricordando in parte la formula (ma in questo caso declinata in rosa bubble gum e ambientazione 'vintage') che ha portato al successo Emily in Paris. Elle Woods, andando un po' contro l'idea alla base del film in cui la giovane esce per la prima volta dal suo ambiente per frequentare Harvard, viene ritratta mentre getta le basi per un'evoluzione che non arriva mai a compimento.

Lexi Minetree, nonostante i tanti punti deboli degli script, è davvero brava nel proporre una sua versione di Elle e al tempo stesso di sembrare davvero Reese Witherspoon da giovane, ricreandone in modo naturale e mai forzato le espressioni e l'intonazione. I giovani membri del cast, da Zac Looker con il suo attivista Dustin a Jacob Moskovitz con l'affascinante sportivo Miles - senza dimenticare le figure femminili che spaziano dalla scontrosa Kimberly interpretata da Chandler Kinney alla apertamente queer Liz (Gabrielle Policano) - non hanno a disposizione materiale in grado di metterli alla prova e spingere a provare empatia e interesse per i loro personaggi.

Gli autori hanno invece saputo tratteggiare delle situazioni più divertenti e complesse per i genitori di Elle, interpretati con bravura e convinzione dalla spumeggiante June Diane Raphael e da Tom Everett Scott. Risulta poi impossibile non commuoversi un po' per la presenza di James Van Der Beek nel cast con il ruolo di un aspirante sindaco che si rivela una presenza centrale negli equilibri esistenti nella comunità di Seattle.

La musica non basta

Il poco spessore della storia non può essere salvato nemmeno da una delle migliori colonne sonore proposte negli ultimi anni da una serie tv: chi ama la musica degli anni '90 apprezzerà senza alcun dubbio la playlist composta da indimenticabili hit e brani maggiormente di nicchia. Il team di Elle ha scelto come tema dello show I'm Only Happy When It Rains dei Garbage e ha poi inserito nei momenti chiave del racconto canzoni targate Radiohead, No Doubt, Oasis, 4 Non Blondes, ovviamente Nirvana e tanti altri. La dimensione musicale diventa così forse uno degli elementi più convincenti e ben costruiti del progetto, insieme ai tanti riferimenti alla cultura pop (anche se non tutti corretti dal punto di vista temporale) usati nei dialoghi e negli elementi visivi.

La serie prodotta da Hello Sunshine e Prime Video appare riuscita a metà e mai in grado di sfruttare totalmente le potenzialità dell'idea di un prequel. La storia non aggiunge nulla, anzi si allontana (a tratti fin troppo) da quanto mostrato nel film e non approfondisce mai personaggi e situazioni. Al termine degli otto episodi della prima stagione gli spettatori, nel migliore dei casi, avranno apprezzato l'intrattenimento senza impegno offerto dallo show; nel peggiore, si saranno annoiati e un po' infastiditi nel vedere (o piuttosto rivedere) stereotipi e 'drammi' fin troppo usati in tv e al cinema.

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