Endless, la recensione
Un vero disastro di messa in scena, di recitazione, di fotografia, di effetti speciali. Di tutto quanto. Niente funziona in Endless, se non il suo ingenuo ottimismo finale: quello è chiaro e tondo.
Nel grande calderone della recente virata del teen movie al melodramma (ma quanti film su adolescenti malati o alle prese con un lutto sono usciti negli ultimi anni? Dai più pop come A un metro da te ai più autoriali come Babyteeth) c’è anche Endless di Scott Speer, che invece sceglie, in modo disastroso, di aggrapparsi al dimenticato filone del film metafisico, in cui è il misterioso contatto tra l’aldilà e il mondo reale a fare da trainante narrativo.
Lui semplicemente va in moto.
Il loro amore sembra perfetto, nonostante lei sia una riccona e lui un poveraccio: ma tutto va in frantumi quando Chris muore in un incidente stradale causato da Riley, per cui iniziano i sensi di colpa. Però Chris non è ancora davvero morto, è in un limbo da cui può liberarsi solo risolvendo i suoi problemi sulla terra: la sua missione diventa allora quella di salvare Riley dalla depressione, perdonare suo padre per averlo abbandonato da piccolo e finalmente morire in pace.
Tutto è macchiettistico, semplicione: come i genitori cattivi e borghesi di lei che vogliono farle dichiarare una bugia per salvare la faccia, arrabbiati con i pugni chiusi e il broncio. Ma lei è una borghese dal cuore grande, è onesta e vuole dire la verità. Però non ci riesce, perché è troppo presa a piangere. Solo gli incontri con il “fantasma” di Chris le fanno mettere da parte i fazzoletti, in momenti di puro cringe effettati con una specie di nevischio per rendere la dimensione paranormale, caricata nella sua melodrammaticità anche – come se non bastasse - dalla colonna sonora. Scott Speer è ancora nel mondo del videoclip, da dove proviene, e sembra non saper rinunciare a quel tipo di linguaggio. Ci sono poi i movimenti di macchina avvolgenti che vengono usati allo sfinimento, e il resto delle inquadrature sembrano essere state scelte a occhi chiusi, senza nessuna cognizione della loro funzione. Un vero disastro di messa in scena, di recitazione, di fotografia, di effetti speciali. Di tutto quanto. Niente funziona in Endless, se non il suo ingenuo ottimismo finale: quello è chiaro e tondo.