Festa del Cinema di Roma 2026 - A Talent for Murder, la recensione: un gioco al massacro in cui Helen Mirren vorrebbe dominare
Helen Mirren è Patricia Highsmith in A Talent for Murder di Corbijn, alla Festa di Roma: thriller da camera che funziona, ma rinuncia alle sue ambizioni
Quando un o una grande interprete arriva in quella fase della carriera in cui può dire e fare ciò che vuole, comincia a scegliere ruoli che servano esclusivamente alla causa del suo talento, cuciti su misura, nei quali poter dar sfogo a mestiere, abilità e, nei casi peggiori, anche al birignao. È capitato anche a Meryl Streep, che però ha saputo tirarsene fuori; sta capitando a Helen Mirren, come dimostra il suo film più recente, A Talent for Murder, presentato alla Festa del Cinema di Roma.
Helen Mirren, Patricia Highsmith e un contratto da non firmare
Mirren interpreta Patricia Highsmith, la creatrice di Tom Ripley, una delle maggiori scrittrici di thriller del secolo scorso: viene immaginata nel suo eremo in Svizzera, dove si è rinchiusa fino alla morte, qui pochi mesi prima della dipartita, raggiunta da un giovane editor (Alden Ehrenreich) che deve convincerla a firmare un contratto per un altro libro dedicato alla sua creatura più celebre. Comincerà una battaglia intellettuale dalla quale nascerà, forse, un’altra macabra storia.
Il punto di partenza del film è Switzerland, una pièce di Joanna Murray-Smith che immagina questo gioco al gatto col topo dai precedenti illustri (per esempio, Sleuth di Anthony Shaffer); la stessa drammaturga ha scritto la sceneggiatura per la regia di Anton Corbijn – uno che ha fatto la storia del videoclip molto più di quanto abbia fatto quella del cinema – e soprattutto per la prova di Dame Mirren, tutta facce imbronciate o losche, trucco e parrucco, abiti grezzi, istrionismo da gran diva.
Quando la tensione batte le ambizioni
Da questo piccolo massacro privato, però, si genera un racconto nel racconto, che è un modo per omaggiare Highsmith e il suo sguardo sull’opportunismo dell’essere umano, per avvicinarsi al processo creativo della scrittrice e sovrapporlo al mondo, sfumando sempre più il confine tra reale e immaginario. Ci sono molte ambizioni in A Talent for Murder, ma il film ne riduce la portata perché di fatto non è interessato a sondarle: a Corbijn interessa soprattutto cercare la suspense, costruire la tensione dell’intreccio e le sorprese verso lo spettatore, mettendo da parte gli strati e i livelli di significato che la sceneggiatura portava con sé.
Perché dopo questo film va letta (e riletta) Highsmith
Il vero pregio di A Talent for Murder, oltre a quelli elementari per un film del genere, è quello di portare alla (ri)scoperta di Highsmith, alla complessità della sua letteratura, alla sua influenza su molto grande cinema moderno e contemporaneo: certo, c’è Hitchcock, che adattò il suo romanzo Sconosciuti in treno, ci sono le traduzioni cinematografiche e televisive, ma Ripley è comparso anche dove non ce lo aspettavamo, dando un senso alla definizione di “poetessa dell’apprensione” che le regalò Graham Greene. Per esempio, cosa sarebbe il bellissimo Match Point se Woody Allen non avesse affiancato a Delitto e castigo anche un pizzico di Highsmith?