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Festa del Cinema di Roma 2026 - È andata così, la recensione: Gianni Zanasi, cinema in direzione ostinata e contraria

Zanasi arriva alla Festa del Cinema di Roma con un film di pura messa in scena (letteralmente). Ecco le nostre considerazioni su È andata così.

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Il cinema di Gianni Zanasi ha incuriosito da subito, dalla prima scena del suo primo film, Non pensarci, a un Festival di Venezia di tanti anni fa. In scena c’era Valerio Mastandrea nei panni del cantante di una band. A un certo punto decideva di fare stage diving (di tuffarsi sul pubblico), ma nessuno lo prendeva e finiva sul pavimento. In quella scena c’era già tutto - soprattutto il senso della fiducia che veniva a mancare. È un tema che torna anche nel suo nuovo film, È andata così, che è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e uscirà nelle sale dal 26 novembre.

C’è ancora Valerio Mastandrea, nei panni di un folle regista di teatro d’avanguardia, ancora sopra le righe. Ancora perfetto testimone di una generazione che a un certo punto ha scoperto di essere precaria, economicamente e sentimentalmente, e da quel precariato ha capito ormai che non uscirà più. Che ha capito che la vita è un salto nel vuoto, proprio come quello da quel palco.

Una famiglia aumentata. Come la realtà aumentata

Se Non pensarci iniziava con un salto nel vuoto, È andata così inizia con un bacio, e poi con un altro ancora. Il primo avviene tra Tony (Michele Riondino) e Amanda, la sua compagna, cantante di cui lui è anche l’agente, tra serate in piccoli locali e ingaggi che non arrivano, neanche per le serate del martedì. L’altro bacio è quello tra Elisa (Alma Teresa Giardina) e il suo ragazzo, una sera in discoteca. Solo che Elisa, poi, vede lui baciare un’altra. Quando le cose precipitano Toni è costretto a tornare a casa, ad Aria, in Etruria.

Elisa è la figlia di sua moglie Cecilia (Valentina Lodovini), che l’ha avuto con Christophe (Valerio Mastandrea). Cecilia ha anche un figlio con Guido (Leonardo Lidi). I tre uomini della sua vita, così, si uniscono per aiutarla in questo momento delicato. “A volte ci si ritrova tutti insieme. Come a Natale. Laico”. Mentre capita l’occasione di mettere in scena Ibsen proprio nella cittadina etrusca. Nasce così l’idea di una famiglia aumentata. Un po’ come la realtà aumentata.

Un cinema di resistenza

Chi è punk da giovane è punk per sempre. E sono ancora così Gianni Zanasi e il suo cinema. Iconoclasti, irriverenti, spiazzanti pur muovendosi nel solco di uno dei generi più prevedibili oggi, come la commedia italiana. Gianni Zanasi è punk ed è teatro dell’assurdo, ma con un senso, è tragicommedia (ma non chiamatela, per favore, dramedy, a Christophe non piacerebbe). È andata così è un film anarchico, uno sberleffo ai potenti, agli uomini della politica e del denaro, ai palazzi e al Capitale.

C’è dentro la voglia di fare a modo proprio, di non seguire per forza le regole imposte, dalla società, dalle convenzioni, dagli assistenti sociali. Che anche se quella che viviamo è “Una storia sbagliata”, come canta Fabrizio De Andrè alla fine, può funzionare. Quello di Zanasi è cinema di resistenza, una resistenza contro il conformismo e l’omologazione. Contro chi vuole toglierci l’identità. È un cinema, per dirla con De Andrè, “in direzione ostinata e contraria”.

Lasciare la strada maestra

È andata così è come quella macchina, o meglio, un pick-up, in cui vediamo girare spesso i personaggi della storia. Come loro, anche i film abbandona spesso la strada maestra, quella dritta, asfaltata, per andare fuori strada, nello sterrato, nell’inconsueto. Fino a perdersi, qualche volta, ma è giusto così. L’importante è provare a non andare verso strade battute. Zanasi non lo fa mai. E se dai manifesti vi sembrerà il solito film, con i soliti attori italiani, non vi fate ingannare. Credeteci: non è la solita commedia italiana. È un cinema che prende in giro se stesso, quando dice “a che servono gli attori?” anche quando invece di attori ne ha di ottimi.

Se Riondino è il perfetto protagonista che ci porta dentro la storia, Valerio Mastandrea (ancora una volta con Zanasi) è al suo meglio: nell’arco della misantropia dei suoi personaggi qui è all’altro estremo di caratteri come quelli di Cinque secondi o di C’è ancora domani e si muove verso la follia. Ma a stupire è la giovanissima Alma Teresa Giardina, in un ruolo per nulla facile, che è il motore della storia. Guardate anche quel ciak, durante i titoli di coda, in cui si commuove. È davvero bravissima. Sono tutti bravi. E tutto esplode durante quello spettacolo finale, in cui i nostri (anti)eroi portano in scena i personaggi di Ibsen, ma in realtà mettono in scena se stessi.

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