Festa del Cinema di Roma 2026 - La Gradiva, la recensione: il mistero denso dei corpi che crescono
Marine Atlan, tra Napoli e Pompei, racconta il desiderio adolescente senza spiegarlo. Uno dei migliori esordi dell’anno ad Alice nella Città
C’è un cinema, o meglio un’idea di cinema, che si nutre di mistero. Non intendiamo il mistero dei thriller o dei gialli, ma quello che ha a che fare con le persone, con i sentimenti, con le cose che dobbiamo scoprire ogni giorno. È un cinema che quei misteri non vuole svelarli, ma sondarli, entrarci dentro con lo spettatore, renderli immagine prima che spiegazione. La Gradiva, il film che ha vinto la Semaine de la Critique prima di arrivare alla Festa del Cinema di Roma 2026 e poi nelle sale, racchiude benissimo quell’idea di cinema.
Una gita tra Napoli e Pompei
Il film è l’opera prima di Marine Atlan, esperta direttrice della fotografia che qui ha deciso di raccontare la gita di un gruppo di studenti francesi a Napoli e Pompei, per mostrare il momento in cui cercano di scoprire la propria identità, le proprie radici (uno di loro ha origini napoletane e vorrebbe contattare la sua famiglia lontana), il proprio desiderio sessuale, in un luogo distante da casa e dai meccanismi sociali e familiari che li regolano.
Scritto con Anne Brouillet, La Gradiva è un dramma adolescenziale corale, costruito portando le dinamiche della classe, un sottogenere in cui i registi francesi sono particolarmente bravi, fuori dalle aule scolastiche, fuori dagli spazi in cui ragazzi e insegnanti incarnano ruoli istituzionali. Un luogo ideale, dunque, per esplorare le proprie nature. Che quel luogo siano Napoli e Pompei è decisivo: un po’ perché la città partenopea è costruita a strati (“sotto una chiesa c’è un’altra chiesa”, si dice, come a nascondere il nucleo per farne mistero), un po’ perché il titolo si riferisce a un rilievo di Pompei, una ragazza che alza un piede per camminare, attorno al quale sono stati scritti libri e saggi psicoanalitici sulla natura del desiderio.
Un esordio che lascia il mistero intatto
Atlan, però, è tutt’altro che psicoanalitica. Usa il personaggio della professoressa di latino (Antonia Buresi, l’unica attrice professionista del composito cast), che ha voglia di divulgare e spiegare, come schermo su cui rifrangere le personalità dei suoi studenti, quasi a mostrare l’impossibilità, per lo sguardo adulto e razionale, di catturare l’età giovane e inquieta. Poi si immerge nell’inspiegabile, nelle sensazioni. La Gradiva diventa così un film erotico, che vuole raccontare l’emergere del corpo e il rapporto con lo sguardo, non semplicemente l’attrazione.