Festa del Cinema di Roma 2026 - Noi, un po' meglio, la recensione: Germano e Giannetta e il dovere di essere genitori
Noi, un po’ meglio di Daniele Luchetti, con Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, arriva su Netflix il 29 ottobre: la recensione dalla Festa del Cinema di Roma.
Siamo un paese che da un po’ di tempo fa meno figli di quante persone muoiano, per tutta una serie di ragioni anche comprensibili, eppure, stando al ritratto del cinema italiano, le coppie non pensano ad altro: sembrano voler sfidare mulini a vento e buon senso pur di generare pargoli. Dopo il film che l’ha aperta, Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, la Festa del Cinema di Roma propone un altro film di casa nostra centrato su questa dinamica, Noi, un po’ meglio, firmato da Daniele Luchetti e disponibile dal 29 ottobre su Netflix.
Un cinema italiano che non pensa ad altro che a fare figli
Al centro del film ci sono Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, ovvero Simone, un vigile del fuoco, e Lucia, una ragazza che cerca di fare l’infermiera. Lei ha un incidente stradale, lui la soccorre e scoppia una passione improvvisa che dura per anni, fino a quando, impossibilitati ad avere un figlio in modo tradizionale, decidono di ricorrere all’adozione, cominciando un percorso che li condurrà a mettere a nudo i loro sentimenti.
Insieme a Enrico Audenino, Davide Lantieri e Serena Patrignanelli, Luchetti scrive un film sulla scia di uno dei suoi risultati migliori, La nostra vita: racconta lo spaccato quotidiano di una coppia comune, media, radicata nel tessuto popolare, attraverso un evento che fa da terremoto, e restituisce con una certa precisione descrittiva (uno dei suoi marchi di fabbrica) le pratiche psicologiche e burocratiche dell’adozione.
La ribelle piegata dal mondo: il ritratto di Lucia nel film di Luchetti
Noi, un po’ meglio è però un film discutibile sotto tanti punti di vista, in primis quello, potremmo dire, sociologico. Al di là dell’ossessione per la genitorialità, che sembra il retaggio di un altro mondo, di un’altra Italia, non di quella dei trentenni di oggi, stupisce in negativo il ritratto di una ragazza a suo modo ribelle, irrisolta certo ma determinata e convinta nel suo rifiuto delle convenzioni piccolo borghesi, che viene piegata dal mondo fino a cambiare idea e a esserne pure felice. Il compagno la convince a sposarsi e ad avere un figlio contro le sue convinzioni, per ossequiare la tradizione, senza che si sollevi un vero dubbio, se non nel personaggio, nello sguardo con cui il film la ritrae.
Dispiace, anche se dobbiamo ammettere che il film ha avuto un’accoglienza generale molto migliore della nostra, per la finezza di Luchetti nel dirigere gli attori, per quella sensibilità che sappiamo essere un suo asso nella manica. Solo che in questa occasione l’asso l’ha tenuto al sicuro e ha deciso di giocare altre carte, meno vincenti.