Fight Club 2, la recensione
Abbiamo recensito per voi Fight Club 2 di Chuck Palahniuk e Cameron Stewart, volume edito da BAO Publishing
Sono passati dieci anni (nel tempo del racconto) da quando avevamo lasciato il protagonista senza nome di Fight Club, apparentemente liberatosi della pericolosa e imprevedibile presenza di Tyler Durden dalla sua mente affetta da un grave Disturbo Dissociativo dell'Identità. Se nel film il Progetto Caos di Durden aveva preso una piega ben più apocalittica, nel romanzo questo aveva avuto un'iterazione altrettanto anarcoide ma dagli effetti meno catastrofici.
Solo che Tyler non è mai davvero morto, e in questi dieci anni è rimasto sopito e in attesa, venendo fuori di tanto in tanto e gettando le basi per una "Fase 2" del suo progetto, il quale, senza che nessuno se ne accorga, ha assunto una dimensione ben più drammatica e internazionale. Il momento della nuova ascesa di Durden è vicino, e questa volta non è detto che questa forza caotica possa essere davvero fermata.
Pur parlando un linguaggio diverso, ma non antitetico, rispetto al passato, la mitologia di Fight Club torna splendidamente alla vita in questo sequel a fumetti, degno prosieguo di una storia mai davvero conclusasi, ma che anzi nel tempo si è arricchita di nuovi elementi e persino maggiore forza grazie alla sempre maggiore decadenza della società nella quale viviamo. Fight Club 2 possiede una potenza e originalità narrative parimenti importanti al romanzo e al film da questo tratto, e rilancia, in chiave moderna e non rivisitata, una mitologia che ha fatto oggettivamente la storia e che è divenuta immortale.
Inoltre, con questo fumetto (medium che, con budget notevolmente più basso rispetto al cinema permette di mettere in scena potenzialmente qualsiasi cosa) non solo va a espandere la mitologia da se stesso creata (scopriremo, per esempio, qualcosa di più sul passato del nostro protagonista senza nome), ma va anche a connotare in maniera più approfondita, e persino metafisica, quell'oscura presenza nota come Tyler Durden. Ancora, è splendido notare come una grande mente che presta il suo talento alla scrittura, sia in grado di fare cose originali e incredibili anche se al lavoro su un medium nuovo: in quest'opera, Palahniuk va spesso e volentieri a rompere la cosiddetta quarta parete, inserendo elementi molto "reali" nella storia (assieme a gustose easter eggs), e riesce quasi a creare un meccanismo grafico che potremmo definire di "realtà aumentata" dove alcune pagine del fumetto assumono una specie di bidimensionalità, nella quale tra il contenuto delle vignette e gli occhi del lettore si frappone un altro piano dotato di un proprio preciso profilo. Difficile dirvi di più senza fare spoiler, ma vi assicuriamo che quella di questo volume è un'opera che trascende in modo assurdo quanto glorioso i limiti classici del fumetto, donando al proprio pubblico un'esperienza di lettura in grado di frullargli la mente, piacevolmente.
Se tali soluzioni e l'intero compartimento grafico di Fight Club 2 sono un successo senza "se" e senza "ma", grande merito va anche all'artista Cameron Stewart, in grado di infondere con il suo personalissimo e mutevole stile grande prestigio a ogni pagina del volume. In quest'opera, il disegnatore opta per una linea pulita e marcata, che riesce a conferire grande realismo senza però rinunciare a giuste contaminazioni pop, e per uno storytelling lineare e sequenziale dal taglio volutamente cinematografico. Le copertine di Fight Club 2, inoltre, sono firmate da un talento dell'arte visiva fuori scala come David Mack, davvero stupende e che da sole valgono la spesa dell'acquisto del volume.