Fringe 5x11 "The boy must live": la recensione
Commento al penultimo appuntamento con Fringe, che svela la verità sugli Osservatori e cambia uno degli elementi della mitologia della serie...
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Perché il linguaggio televisivo è difficile da gestire, perché non è semplice arrivare ad un'ultima stagione con un simile carico di aspettative, perché Fringe, al contrario di altre produzioni che, arrivate all'ultima stagione, si sono accorte di avere un bagaglio di misteri e domande troppo vasto per poter essere risolto, è riuscito, anche grazie a quest'ultima puntata, a far quadrare gran parte dei conti, e questo anche di fronte ad una costante insicurezza e alla minaccia di una cancellazione che per lungo tempo lo ha penalizzato. Così come gli Osservatori non erano nessuno, nella mente degli autori, al momento della loro apparizione sullo schermo cinque anni fa, così anche lo stesso Peter, malgrado negli anni ci si sia riferiti sempre a lui a proposito della famosa frase pronunciata da September, alla fine, venuto il momento di fare i conti e di assegnare ad ognuno il giusto posto nella vicenda, si rivela una "semplice" parte all'interno della storia.
La mente corre a What They Died For, una delle ultime puntate di Lost, e ad un bel dialogo intorno al fuoco nel quale veniva gettata, non completamente, luce, su alcuni degli elementi cardine della trama in vista del gran finale. Fringe ha qui creato il suo personale What They Died For, come ci ricorda il commento di Peter rivolto a Donald: "We've lost a lot. A lot of good people sacrifice themselves to get us to you".