Ghost Rider
Un giovane motociclista, per salvare la vita al padre ammalato, vende l’anima al diavolo, diventando così uno spirito della vendetta fiammeggiante. La pellicola con Nicolas Cage non è neanche troppo pacchiana, ma semplicemente insulsa…
Non ci sarebbe nulla di male a realizzare un film badando solo allo spettacolo e all’evasione. Il problema è che manca qualcosa. Normalmente, anche nei prodotti più brutti di questo tipo, è possibile farsi quattro risate (magari senza che questa fosse l’intenzione degli autori). Insomma, anche il trash ha i suoi lati positivi. Per carità, qualche momento esilarante non manca, ma sono per lo più frammenti isolati (l’entrata in scena di Eva Mendes, un poliziotto sbalzato dal suo veicolo, l’ombra deforme di Mefistofele che si staglia nell’officina).
Ma Ghost Rider è il nulla. Mentre il fumetto almeno prendeva una strada di notevole violenza, la pellicola elimina ogni vago elemento sovversivo. Per esempio, non viene ferito nessun poliziotto. Per carità, io non ho problemi con questa categoria, il mio non è un discorso politico. Semplicemente, nel contesto della storia (soprattutto quando Johnny Blaze non controlla Ghost Rider) la cosa non ha senso (se non, appunto, quello di realizzare un prodotto inoffensivo).
D’altra parte, il nostro (anti)eroe non uccide nessun umano, neanche dei criminali efferati (anche qui, è la coerenza narrativa a starmi a cuore).
Normalmente, in questi casi si dà la colpa ad eventuali dissidi tra sceneggiatore e regista. Ma come fare quando queste due figure coincidono nell’immenso Mark Steven Johnson, che già aveva massacrato Daredevil? E’ incredibile che ad un regista così scarso vengano offerte tutte queste possibilità. Sovraimpressioni da televisione di provincia, zoomate deliranti sugli occhi dei personaggi, montaggi raffazzonati, effetti speciali che sembrano vecchi di 25 anni (e sarebbero stati orribili anche allora). E per fare questa monnezza, ci vogliono quattro anni e 120 milioni di dollari? Scandaloso.
Che dire poi dei personaggi? Nicolas Cage può tirare un sospiro di sollievo, perché il successo americano gli dà un po’ di respiro, vista l’infinita serie di flop degli ultimi tempi (e considerando che un Ghost Rider 2 sembra ormai scontato…). Ma certo non c’è molto da vantarsi per un personaggio del genere, che non è minimamente affascinante, né tormentato come dovrebbe. E le colpe non sono solo della sceneggiatura, come dimostra una scena ridicola di fronte allo specchio. Eva Mendes è una banalissima damsel in distress, che non suscita alcun interesse, a parte quello verso le sue misure (che vengono giustamente messe ben in evidenza).
Peter Fonda è un Mefistofele che non fa paura a nessuno, senza carisma e piattissimo. Sul declino di Wes Bentley (da American Beauty in poi), inutile versare altro inchiostro.
E’ tutto qui quello che si può fare con la nobile arte del popcorn-movie? Allora, aridatece Sly, Schwarzie e Don Simpson…