Gli Orchi-Dei: Piccolo, la recensione
Abbiamo recensito per voi Piccolo, il primo volume della saga francese Gli Orchi-Dei edita da BAO
Alpinista, insegnante di Lettere, appassionato di quasi ogni forma di narrazione. Legge e mangia di tutto. Bravissimo a fare il risotto. Fa il pesto col mortaio, ora.
Un bel giorno, all'improvviso, durante una cena come tante, nasce Piccolo, il protagonista. Partorito dalla regina, una gigantessa, ha più o meno le dimensioni di un normalissimo umano. Un umano come tanti, come quelli che vediamo, nelle prime pagine, servire al colossale re e a tutti i suoi giganteschi commensali il loro pasto. Un pasto come tanti, fatto di carne... umana. I giganti, a quanto pare, sono antropofagi. Non solo: appena vedono Piccolo, tentano di mangiarselo. E quella che era iniziata come una storia apparentemente fiabesca, sin dalle prime pagine, inizia a mostrare il suo vero volto.
Se è vero che ci sono violenza, sesso e inquietudine, in questo fumetto, nessuno di essi è esibito con cattivo gusto. Piccolo non è una storia horror né splatter, ma qualcosa di meno definibile. La quarta di copertina del volume BAO Publishing gli consegna la definizione di saga gotica, ed è decisamente un'etichetta azzeccata. Perché la sospensione fiabesca rimane intatta durante la lettura, nonostante la nota sinistra che ci risuona costantemente nell'orecchio.
Inoltre, Hubert racconta con il passo delle saghe mitologiche, senza soffermarsi troppo sugli eventi, mostrandoci gli anni che passano molto in fretta, mettendo in scena soltanto le azioni e i fatti principali della vita di Piccolo, dei suoi disfunzionali fratelli, della madre apprensiva e invadente, del tiranno terribile e irraggiungibile che è suo padre. Il che non fa altro che rafforzare la sospensione dell'atmosfera di questa storia.
Piccolo è un fumetto che sfugge consapevolmente a definizione, trovando una propria via, a metà tra tanti stilemi di genere. Un compromesso tra luce e ombra incarnato dal suo protagonista, figura quasi da tragedia greca, figlio rifiutato che ha però conosciuto eccome l'affetto, erede di un retaggio che rifiuta, ma che pare inseguirlo comunque e che non si capisce se sia davvero, per forza una condanna. Sorprende e lascia con la curiosità, anche grazie a un finale di prima parte per nulla risolto e che rilancia decisamente in previsione del secondo volume. Da provare e da rileggere, per capirlo bene e per farsi davvero un'idea.