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Half Man, la recensione: il peso di diventare

Richard Gadd torna con una nuova miniserie, questa volta su HBO, dopo il successo di Baby Reindeer. Half Man è un progetto intimo e viscerale che non ha paura di esplorare anche il tema della mascolinità.

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Richard Gadd sembra portarsi dietro una domanda come una zavorra. Un quesito che torna anche in questa nuova serie dopo il successo inaspettato di Baby Reindeer: cosa significa essere davvero un uomo? Non nel senso sociologico del termine, ma in quello più concreto e scomodo: cosa sopravvive di un uomo quando i conti con il passato non tornano?

Half Man è una miniserie in sei episodi, co-produzione HBO e BBC, girata a Glasgow. Gadd la scrive, la produce, la interpreta e stavolta lo fa con un corpo trasformato, ingrossato, tatuato. Al suo fianco Jamie Bell, che da Billy Elliott in poi ha sempre saputo abitare i corpi che cercano di liberarsi da qualcosa.

Una storia diversa

La struttura è quella del flash-forward che si rovescia: Ruben si presenta al matrimonio di Niall, gli scatena addosso una violenza improvvisa e da lì, a passo di gambero, la serie torna indietro. Quarant'anni di storia condivisa, dagli anni Ottanta a oggi, tra due ragazzi che si sono chiamati fratelli senza esserlo, cresciuti insieme come figli di due madri che avevano una relazione. Il legame di sangue non c'è, eppure l'attaccamento è viscerale. E proprio per questo la rottura fa così male.

Gadd si conferma molto abile nel prendere una storia apparentemente ombelicale e fare in modo che, episodio dopo episodio, riguardi tutti. Baby Reindeer era autobiografico; Half Man è finzione, ma lavora con la stessa tecnica, scavando sotto la superficie di un'amicizia per trovare qualcosa di più oscuro. Quello che affiora è una riflessione sulla mascolinità non come vizio da correggere ma come trappola costruita nel tempo, dall'infanzia in poi, spesso senza che nessuno se ne accorga realmente.

Il rischio, in questo tipo di operazione, è sempre l'allegoria troppo esplicita: il racconto che smette di essere racconto per diventare tesi e autocompiacersi. In parte Half Man ci cade, soprattutto nel finale. Ma è un rischio che Gadd prende a ragion veduta, e c'è qualcosa di onesto in questo.

Amare nel caos

Il vero centro della serie non è la violenza né il segreto che la precede. È la domanda di come due persone possano amarsi e distruggersi con la stessa intensità, senza che nessuna delle due ne sia del tutto responsabile. L'amicizia come forma di dipendenza. Identità che si formano sempre in relazione a qualcuno che poi cambia, delude, sparisce.

Half Man non è perfetta come Baby Reindeer, e forse non ci prova nemmeno. È più ambiziosa nei temi e più irregolare nell'esecuzione. Ma è proprio in questa irregolarità che si nasconde il suo pregio: Richard Gadd sa che certe domande non hanno risposte lineari, semplici… e piuttosto che fingere il contrario lascia il disordine in scena.

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