Harbinger vol. 6: Omega, la recensione
Abbiamo recensito per voi il sesto volume di Harbinger, la serie Valiant scritta da Dysart e disegnata da Sandoval, Evans, Suayan, Segovia e Larosa
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
Le strade che decideranno di percorre Toyo e Peter sono al centro di questo Harbinger vol. 6: Omega, miniserie Valiant in tre capitoli scritta da Joshua Dysart per i disegni di uno straordinario Rafa Sandoval. Da un lato troveremo, quindi, un Harada costretto ad uscire allo scoperto, mostrandosi per quello che è realmente: un dittatore disposto a tutto pur di ottenere ciò che desidera; sull’altro versante Peter è rimasto profondamente scosso dallo scontro, ha perso del tutto la fiducia in sé stesso e adesso vaga per la città senza meta, imbottito di psicofarmaci che rendono labile la linea che divide la realtà dal sogno, preda dei fantasmi dei suoi compagni caduti durante lo scontro. Sullo sfondo un pianeta caduto nel panico che proverà a fare la voce grossa contro il despota ma che ben presto soccomberà sotto i suoi colpi, una popolazione mondiale alla quale è stata offerta una possibilità di scelta: rinunciare alla propria libertà, entrare nella Zona della Fondazione e vivere in una società perfetta, oppure combattere una guerra di cui già si conosce l’esito, riponendo le speranze di sopravvivenza in Stancheck, sempre che quest’ultimo ritrovi la voglia di vivere e combattere.
In fase di scrittura Dysart è attento alla caratterizzazione dei due indiscussi protagonisti offrendoci un ulteriore spunto di riflessione tanto pungente e azzeccato quanto destabilizzante. Un potere così grande da essere in grado di distruggere l’intero pianeta è nelle mani di due persone dalla natura mentale instabile. Peter è dipendente dagli psicofarmaci e Harada è costretto a celare la sua insicurezza e paura dietro un’immagine di sé sicura e decisa. E il destino di sette miliardi di persone è legato agli umori alterni di due psioti quando per secoli ci hanno fatto credere di essere parte attiva di una società in cui la voce di ognuno di noi è determinante per le sorti del pianeta. Spogliando questo Harbinger vol. 6: Omega di superpoteri e tecnologie avveniristiche ciò che resta è il resoconto di quello che ogni giorno possiamo trovare nella cronaca internazionale: Wikileaks, la primavera araba, le guerre in Iraq e Afghanistan, le missioni umanitarie della NATO e degli USA, la Corea del Nord e i suoi test nucleari, tutti eventi che offrono un substrato, reale, nel quale inscenare l’ascesa al potere, verosimile, di un despota qualunque.
Come un magma viscoso, denso, urticante veniamo risucchiati nella lettura dei tre capitoli che compongono Omega, caratterizzati da uno storytelling lineare, che scorre lento e ricco di parole, ideologie, dialoghi. Un’opera di per sé già bella diventa ancora più imponente grazie all’apporto grafico di Rafa Sandoval. Le tavole del disegnatore sono di una bellezza unica e il suo tratto si sposa alla perfezione con il tipo di narrazione che troviamo in questo volume. Se da un lato, infatti, lo stile realistico di Sandoval permette di realizzare alcuni passaggi conferendogli un alto livello di naturalismo, dall’altro esalta la componente fantastica della storia, alimentando ulteriormente la dicotomia realtà/immaginario che è una delle chiave di lettura di quest’opera. Sandoval abbatte ogni tipo di griglia per la costruzione della tavola, piegando le vignette a proprio piacimento e plasmandole secondo le esigenze dello storytelling. Dinamico, visionario, espressivo, attento al più piccolo dettaglio, questo è il Sandoval che troviamo all’opera in queste pagine.