Homeland 3x02 "Uh... Oh... Ah...": la recensione
Homeland continua a giocare su più fronti, alcuni deludenti, altri più riusciti, aspettando il ritorno di Brody
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Già, ma qual è il nucleo della storia? Quando il male aveva un volto, quello di Abu Nazir, lo scontro e il conflitto interno dei protagonisti potevano esteriorizzarsi nella sua cattura, ma adesso? Homeland, nel segmento meglio raccontato in queste due puntate, ritorna alle tensioni che inizialmente lo muovevano, al sottile rapporto paternalistico e conflittuale tra Carrie e Saul. In un momento in cui tutto vacilla, quest'ultimo personaggio è in questo momento il vero pilastro della storia, a livello di grande interpretazione (il bravissimo Mandy Patinkin) e di ottima scrittura. Gli autori avevano anticipato come uno dei grandi temi della stagione sarebbe stato l'esplorazione delle nuove responsabilità dopo l'attentato, e così è. Saul e Carrie si incontrano solo alla fine dell'episodio, solo per pochi secondi, ma la tensione fra i due corre silenziosa per tutto l'episodio.
Il confronto tra Carrie e Saul sostituisce quindi quello tra la protagonista e Brody, in un gioco delle parti in cui la serie si ricorda di essere grande e di non dover necessariamente esplicitare ogni cosa, ma di poter, e dover lasciare allo spettatore il beneficio del dubbio, la possibilità della scelta. Buona anche l'introduzione del personaggio di Fara, un po' meno il tentativo di caratterizzazione di Quinn che si risolve in una minaccia poco credibile. Carrie, nemmeno a dirlo, è l'oggetto più indecifrabile: abbiamo già visto tutto questo? Stiamo tornando al baratro in cui la protagonista era scivolata alla fine della prima stagione? È quello che vogliamo vedere, ma soprattutto, è quello che gli autori ci vogliono raccontare? Questo lo scopriremo nelle prossime puntate, per ora tre fronti aperti: uno deludente, uno soddisfacente, uno in bilico. E la prossima settimana se ne apre un quarto: ritorna Brody.