Homeland 6x03 "The Covenant": la recensione
La recensione del terzo episodio della sesta stagione di Homeland
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I personaggi in particolare. Abbiamo un sistema di relazioni e consigli celato come quello che intercorre tra Carrie e il presidente eletto. E questo elemento, per certi versi svincolabile da ciò che Carrie fa nel resto delle sue storyline, almeno per il momento, è ciò che deve unire sotto un'unica bandiera l'agire comune suo, di Saul, di Dar Adal, e in generale lo scacchiere internazionale. Quindi si insiste sul corridoio iraniano-coreano e la probabile violazione degli accordi sugli armamenti. Il segmento che vede Saul scendere in campo in prima linea per difendere l'equilibrio mediorientale così faticosamente conquistato è il più interessante dell'episodio.
Una storia in cui si citano le Torri Gemelle, Orlando, Putin, e dove – questo probabilmente andrebbe sottolineato – forse a questo punto gli autori immaginavano di trovarsi con un Presidente donna, anche se queste sono speculazioni che lasciano il tempo che trovano e in fondo non contano molto.
Quindi che mondo è quello di Homeland? Il mondo in cui Carrie, tra le altre cose, compie un grave errore di giudizio nello scorso episodio e rischia di mettere in una pericolosa situazione Sekou, l'uomo che dovrebbe proteggere, ma riesce a salvarsi in corner muovendosi ancora una volta fuori dalle regole. Tutta questa mole di colpe, segreti, leggerezze varie, presto dovrà presentare il conto. E magari sarà proprio attraverso questa svolta che questa stagione troverà il suo senso e la sua lettura.