Human Vapor, la recensione: un incubo body horror e un perturbante racconto di vendetta
Su Netflix arriva Human Vapor, remake del classico giapponese del papà di Godzilla. Yeon Sang-ho di Train to Busan e Shinzo Katayama di Gannibal trasformano il tokusatsu del 1960 in una detective story ibrida con il sempre bravo Shun Oguri e l’emergente UTA.
Human Vapor è il remake di un film del 1960, dal titolo omonimo, incentrato su un villain dalla consistenza gassosa. Segue un detective della polizia caduto in disgrazia, Kenji Okamoto (Shun Oguri), assegnato a un caso inspiegabile: uno scienziato è stato ucciso in diretta televisiva da una misteriosa nuvola di vapore che l’ha disintegrato dall’interno dopo essersi espansa nei suoi polmoni. La reporter che lo stava intervistando, Kyoko Kono (Yu Aoi), è l’ex fidanzata di Kenji, una donna assertiva e ambiziosa con un passato misterioso e un’ossessione per la giustizia.
Seguendo il format della detective story, Human Vapor si declina in body horror, in dramma sociale, in thriller cospirazionista e in revenge, riuscendo a inserire nella narrazione anche una parentesi dedicata alle fake news e alla diffusione social come strumento di indagine sulle verità. Recente rivisitazione del classico di Ishiro Honda (il “papà” di Godzilla), Human Vapor è l’erede – nell’era della CGI – dei tokusatsu, le produzioni fantascientifiche giapponesi come Ultraman o Kamen Rider, entrate in auge nel dopoguerra, dove gli attori venivano infilati in tute da supereroe o da mostro per partecipare ad avventure zeppe di effetti speciali.La trasposizione del 2026 era allettante già sulla carta, essendo una coproduzione nippo-coreana dai nomi importanti che vanta la collaborazione tra il regista di Train to Busan e Colony Yeon Sang-ho e quello di Gannibal, Shinzo Katayama, con Shun Oguri protagonista. Il primo aveva già manifestato il suo interesse per i mostri giapponesi adattando un paio di anni fa l’anime Kiseiju - La zona grigia; Oguri ha partecipato lo scorso anno al J/K-drama Romantic Anonymous, oltre a essere un veterano degli adattamenti in live action di manga come Crows Zero, Lupin, Gintama, Gokusen e Hana Yori Dango. L’horror Connect – Occhio per occhio, uscito nel 2022, aveva già dimostrato con Takashi Miike e Jung Hae-in che coreani e giapponesi insieme possono fare ottime cose per il piccolo schermo.
Un reboot più che un remake, Human Vapor è tutt’altro che una riproposizione pedissequa, anzi rielabora abilmente un noir con una storia d’amore tossica e un villain inafferrabile in un racconto tragico di sfruttamento dei deboli da parte di zaibatsu dai loschi scopi. L’incipit, con la spettacolare dipartita del professore, è immediatamente accattivante; il resto del primo episodio, nel quale il vapore umano assume forma solida per palesare le sue intenzioni, è criptico e spiazzante. Le due puntate successive seguono lo schema del noir investigativo con un eroe marlowiano stropicciato e depresso - interpretato dal sempre affascinante Oguri, proposto con rigore e un po’ di lentezza.In modo piuttosto interessante, più avanti, lo show elabora la figura della femme fatale - qui una (ex) amante volitiva, capace, tormentata e dalla moralità ambigua. Anche se nella sua parte centrale, la trama della stagione rischia di apparire insensata e frammentaria, tutti i tasselli vanno al loro posto e ciascuna figura trova la sua collocazione nella storia attraverso connessioni impensabili.
Gli effetti speciali che immortalano le peripezie di Human Vapor sono belli e convincenti, ma il meglio arriva quando si presenta una forma di "stasi" di suggestiva di statuaria fragilità che evoca l’estetica della serie occidentale Hannibal. Nella seconda parte della serie il ritmo incalza e il mistero si scioglie, svelando verità strazianti che giustificano l’evoluzione in spietato revenge. Il vapore umano è tendenzialmente una figura non parlante - se non nei flashback che ne illustrano la statura tragica - ma nel presente, quello che non esprime a parole lo fa con sguardi pieni di dolore. Il suo interprete, il modello UTA, rampollo di una famiglia di artisti, debutta nella serialità (dopo essere stato host di un programma televisivo) in modo convincente: quasi oscura la stella di Oguri, icona (al netto di qualche scandalo) dell’entertainment nipponico.
Sebbene la narrazione si perda a volte nel melodramma e alcuni episodi siano penalizzati dalla mancanza di ritmo, Human Vapor è strano, originale, tagliente e incredibilmente suggestivo. Non ci dispiacerebbe se Yeon Sang-ho, che nell’epilogo si è tenuto una porta aperta per un seguito, volesse realizzarne una seconda stagione.