I giovani amanti, la recensione
Raccontando una complicata passione, I giovani amanti punta su un'atmosfera raffreddata con al centro le fragilità umane
La nostra recensione di I giovani amanti, al cinema dal 23 giugno
Nella loro relazione c’è dunque la classica dinamica dell’impedimento, data qui sia dalla differenza d’età tra i due sia dal fatto che l’uomo è sposato con due figlie. Nel metterla in scena, però, la regista Carine Tardieu punta su un’atmosfera raffreddata, sulle attese, su piccoli ma espressivi dettagli. Tanto quanto i due amanti sentono l’urgenza di concedersi, la narrazione procede lenta e enfatizza lo scorrere inesorabile del tempo, veicolato dai primi piani di clessidre, di orologi che ticchettano, dalle inquadrature di passaggio con treni che corrono veloci sui binari. La loro precarietà passa attraverso i dettagli delle mani che si toccano, le immagini delle loro figure riflesse su uno specchio (tutti elementi che strizzano l’occhio a Wong Kar Wai).
Più che sui sentimenti il focus del film è allora sulla loro costante fatica, sulla riluttanza (della donna) nel fare un passo avanti: i baci sono sempre sofferti e anche quando arrivano le scene madri (il saluto sotto la pioggia scrosciante), queste sono attimi fugaci. Un’atmosfera lugubre pervade tutto il film, a partire dalla prima scena, ambientata in un ospedale completamente avvolto nel buio. Dove ci si aspetterebbe l’ebrezza del riaccendersi della passione, ad emergere ne I giovani amanti è l’esperienza opposta, sostenuta dal ritratto dei due protagonisti.
Dando più spazio a lei che a lui, I giovani amanti evita però di limitarsi ad aderire al filone, di questi tempi molto frequentato, che racconta di persone anziane alle prese con una grave malattia. Lo fa dando spazio a chi gravita attorno ai due protagonisti, come la figlia e la nipote della donna, l’amico di famiglia, la moglie di Pierre. Tutte persone toccate dal dolore per l'altro che, tra piccole battute e confronto reciproco, troveranno un po’ di sollievo. Così, il film non cerca una facile commozione o i toni ricattatori verso lo spettatore: un attimo prima di sprofondare nella totale mestizia, si apre, nel finale, ad una flebile speranza. Che, per il percorso con cui ci si è arrivati, colpisce in pieno.