FILM

I racconti del giardino incantato, la recensione: la fiaba come terapia per l'anima

Quattro prospettive, un unico giardino: l’animazione europea esplora il lutto con una delicatezza rara.

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L’approccio de I racconti del giardino incantato al pubblico italiano sa di paradosso: un film che riesce a parlare della morte con la leggerezza di una fiaba, senza mai dimenticare la serietà del tema. Lanciato in anteprima mondiale alla Berlinale 2025 nella sezione Generation Kplus, arriva nei cinema dall’8 ottobre grazie a Trent Film in collaborazione con Cinema dei Piccoli.

Dietro la regia ci sono quattro autori, ciascuno proveniente da un paese diverso: il ceco David Súkup, lo slovacco Patrik Pašš, lo sloveno Leon Vidmar e il francese Jean-Claude Rozec, che insieme hanno costruito una coproduzione durata quasi dieci anni. Stranamente, invece di lasciarsi andare a una mescolanza di visioni lontane, il film trova una coerenza e una direzione sorprendenti.

Un cappello pieno di storie

Una scena de I racconti del giardino incantato - ©Trent Film

La storia inizia con una semplicità disarmante: tre fratelli, Suzanne (Žofie Hová), Tom (Mikuláš Čížek) e Derek (Alex Mojžíš), passano ore nel giardino dei nonni, ascoltando le fiabe create dalla nonna che con il suo cappello di paglia raccoglie un’idea da ciascuno prima di iniziare a raccontare. Quando lei muore improvvisamente, la casa si spegne e la famiglia si ritrova incapace di comunicare il proprio dolore. Suzanne prende allora il testimone e diventa narratrice, cercando di aiutare i fratelli – e persino il nonno – a riscoprire un accesso alla meraviglia. Da qui emergono racconti pieni di presenze misteriose, creature che all’apparenza sembrano spaventose ma non lo sono, trasformazioni improvvise che portano protezione dove tutto sembrava ormai perduto.

Il vero pregio del film sta nel modo in cui riesce a intrecciare queste storie senza mai farle sembrare episodi slegati. Ogni segmento porta lo stile inconfondibile del proprio autore, con soluzioni visive ben distinte, eppure nessuna stona con le altre – si percepisce che il gruppo ha condiviso fin dall’inizio una direzione emotiva, più che estetica. Da un punto di vista tecnico, la stop-motion rivela un artigianato di altissimo livello: ogni dettaglio dei set e delle marionette racconta ore di pazienza, mentre la scelta di alternare – in un episodio – uno stile bidimensionale ispirato ai fumetti d’epoca per un flashback amoroso dimostra la volontà di non limitarsi a un’unica cifra visiva, mettendo la tecnica al servizio della narrazione. La fotografia gioca con luci calde e composizioni ricche, quasi ingombranti, che evocano un immaginario fiabesco senza mai cadere nel melenso, bilanciando colori vivaci e atmosfere a tratti inquietanti, proprio quando la storia lo richiede.

Non è solo una suddivisione del lavoro tra i registi: si percepisce un vero dialogo tra sensibilità nazionali diverse, ognuna capace di lasciare una traccia riconoscibile senza rompere l’armonia generale. È evidente una cultura animativa dell’Europa centro-orientale che negli ultimi anni vive una fase di rinato fermento, spinta da un pubblico internazionale sempre più attento a queste produzioni. In questo scenario, il film diventa un tassello importante, capace di rivolgersi ai giovani senza scendere a compromessi sull’aspetto artistico, interessante anche per gli adulti che solitamente si aspettano poco da un’opera pensata per l’infanzia.

Guardare la morte senza distogliere lo sguardo

Una scena de I racconti del giardino incantato - ©Trent Film

Dal punto di vista tematico, il film rischia qualcosa di raro: parlare di morte ai più piccoli è uno dei compiti più delicati per un genitore, e qui la scelta non è quella facile (cioè addolcire o nascondere la realtà dietro metafore rassicuranti), ma attraversarla proprio con la curiosità dei bambini. Il risultato? Un film che parla di lutto, paura dell’abbandono e nostalgia senza essere mai didascalico, lasciando che siano immagini e silenzi a fare gran parte del lavoro emotivo. Spesso sono proprio gli adulti, più dei bambini, a doversi confrontare con qualcosa che pensavano di aver già risolto.

A rendere il tutto ancora più credibile ci pensa la scrittura dei personaggi: il nonno che fatica a dare un senso alle giornate senza la moglie, Derek che vive la perdita con la leggerezza dell’infanzia, Tom che invece sembra assorbire il dolore in silenzio, con uno sguardo già troppo maturo per la sua età. Sono sfumature che il film non sottolinea mai a parole, ma lascia emergere da gesti, sguardi, silenzi, affidandosi a una fiducia rara nel pubblico giovane. A colpire, oltre al risultato, è anche la storia dietro la produzione: quattro paesi, quattro case di produzione, quattro sensibilità che hanno contribuito in modo paritario a un progetto durato anni. Una parità produttiva insolita per l’animazione europea, che sullo schermo si trasforma in un’opera compatta, mai dispersiva, capace di superare senza cicatrici evidenti le difficoltà tipiche di ogni coproduzione internazionale.

Perché vale la pena entrare in questo giardino

Una scena de I racconti del giardino incantato - ©Trent Film

Alla fine, quello che resta de I racconti del giardino incantato non è tanto la trama, comunque ben costruita, quanto la sensazione di aver assistito a qualcosa che il cinema per famiglie raramente osa proporre: un racconto che non protegge lo spettatore dal dolore, ma lo invita a viverlo, trasformandolo in materia narrativa, atto creativo, eredità da tramandare. La presenza dei quattro registi da paesi diversi, lontana dall’essere un mero compromesso produttivo, diventa la chiave del film, restituisce l’ampiezza delle voci che possono raccontare la stessa perdita, senza mai perdere l’unità emotiva che le lega.

Onestamente, è un film da consigliare senza esitazioni alle famiglie, ma soprattutto agli adulti convinti di aver già chiuso certi conti: qui troveranno, magari in modo inatteso, un luogo dove tornare a confrontarsi con il lutto, accompagnati dalla delicatezza di un cappello di paglia che passa di mano in mano. Dall'8 ottobre nelle sale italiane, I racconti del giardino incantato si propone come una delle novità più forti della stagione, un piccolo giardino magico da attraversare senza fretta, insieme ai propri figli.

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