Il capo perfetto, la recensione
Fernando León de Aranoa ritorna con Il capo perfetto ad affrontare con piglio ironico e grottesco temi scottanti dell’attualità, trovando ancora una volta l’equilibrio perfetto tra critica sociale e risata amara.
Memore dell’ironia dissacrante di Perfect day, dove tre operatori umanitari vivevano disavventure tragicomiche durante una missione in Bosnia, il regista e sceneggiatore Fernando León de Aranoa ritorna con Il capo perfetto ad affrontare con piglio ironico e a tratti grottesco temi scottanti dell’attualità, trovando ancora una volta l’equilibrio perfetto (non a caso qua gira tutto intorno a delle bilance…) tra critica sociale e risata amara.
Sorretto da una scrittura sofisticata, che accumula indizi e piste che poi esplodono nel finale allineandosi perfettamente, Il capo perfetto è però appunto sorprendete, in primis, per il lavoro che compie sul suo protagonista. Blanco rimane sempre convinto (e su questo non cambia mai) che il fine giustifichi i mezzi, è pronto a rovinare la vita altrui per il bene della fabbrica (ovvero il suo bene), eppure de Aranoa - grazie anche alla performance calibratissima di Bardem, sempre in bilico tra la macchietta e l’interpretazione autoriale - ce lo fa sentire scomodamente vicino, ce lo fa comprendere e amare. Non solo perché chiama “figli” i suoi dipendenti, gli fa regali e favori (e anzi questo dovrebbe farcelo disprezzare per il suo paternalismo): ma perché Blanco, nonostante tutto, pensa veramente di agire in modo positivo.
Equilibrato a tutti i costi - anche quello di falsare il peso di una bilancia con un metaforico proiettile, “perché la misura sia esatta” - e deciso a mantenere uno status quo, Blanco è in fondo l’anima stessa del film. Il capo perfetto non procede infatti a tesi, cercando di arrivare a una verità o ad una ammonizione (questo lo lasciamo fare a Stephane Brizé), ma passa in rassegna con una salata e intelligente ironia una dinamica che già di per sé è paradossale e senza risoluzioni definitive (quella tra capo e sottoposto), e che quindi si diverte qui ad osservare con la lente d’ingrandimento.
In tutto questo Fernando León de Aranoa tracciauna storia lineare, col suo epilogo bello e compiuto (l’arrivo effettivo della commissione) ma sono in verità il suo sguardo, il modo in cui calibra il personaggio e in cui costruisce una realtà tra il verosimile e il grottesco a rendere Il capo perfetto un film straordinario, in cui non potrà che essere una simbolica bilancia posta all’ingresso della fabbrica a riassumerne con un’efficacia spiazzante tutta l’intenzione.
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