Il club di Jane Austen
Alcune amiche si ritrovano a discutere dei romanzi di Jane Austen, in cui trovano delle analogie con la loro vita reale. Film apparentemente arrischiato, in realtà alquanto banale e bigotto...
Recensione a cura di ColinMckenzie
TitoloIl club di Jane AustenRegiaRobin SwicordCast
Ultimamente, accade un fatto paradossale. Certe pellicole hollywoodiane moderne, magari piene di temi come omosessualità, spinelli, famiglie allargate/alternative e quant'altro, risultano molto più bigotte e timorose di certi titoli degli anni trenta. Certo, all'epoca c'era la censura (il famigerato Codice Hays), ma registi come Lubitsch trovavano modi geniali di aggirarla e di dire quello che volevano in maniera sottile e tagliente.
Il club di Jane Austen rientra perfettamente in questo discorso. Apparentemente, non ci sono problemi a parlare delle relazioni lesbiche di un personaggio o di far vedere una persona ultrasessantenne che si fa le canne. In realtà, la pellicola ci dice che l'importante è mantenere in vita i matrimoni ed impegnarsi in amore. E se qualcuno ritiene di non volersi legare? E se magari si preferisce un giovane premuroso al proprio marito imbecille? Non sia mai, il matrimonio è sacro ed è la soluzione migliore per tutti. L'importante è avere a propria disposizione i romanzi di Jane Austen, che salvano qualsiasi situazione (per disperata che sia) e rendono tutti felici, anche i mariti che fino a cinque minuti prima vivevano di videogiochi e basket NBA.
Qualche mese fa, ci fu una grande polemica sugli insuccessi dei film con protagoniste donne. Qualsiasi cosa si pensi, quando sono così insipidi e francamente noiosetti, inutile stupirsi...