Inshallah A Boy, la recensione
Notevole film d''esordio del regista giordano Amjad Al Rasheed, Inshallah A Boy racconta della ribellione di una donna nel sistema patriarcale arabo, attraverso uno svolgimento e personaggi ben costruiti
La nostra recensione di Inshallah A Boy, dal 14 marzo al cinema
L'esordio alla regia di Amjad Al Rasheed è veramente notevole. Inshallah A Boy racconta la presa di coscienza di una donna e la sua capacità di resilienza nella società patriarcale araba, che non le lascia vita facile. In quanto vedova non dovrebbe uscire di casa per dieci mesi, ma come può attenersi a questa imposizione se deve comunque continuare a lavorare per sopravvivere? Come può trovare spazio di manovra con figure maschili e le stesse istituzioni che le stringono il cappio al collo? Di fronte a questo quadro, Nawal non si dà per sconfitta e trova supporto in Lauren, nipote della signora a cui fa da badante, che decide di non accettare una gravidanza indesiderata e un marito traditore. Il discorso si allarga ed emergono questioni molto forti. Eppure il film, non tralasciando la componente narrativa, non si limita ad essere operazione a tesi o di denuncia.
Nume tutelare del regista è infatti anche il Cristian Mungiu di 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni: una critica forte al suo Paese che passa una struttura da asfissiante thriller. Anche Inshallah A Boy costruisce un intreccio complesso, pieno di piccoli colpi di scena e rivelazioni a sorpresa (fino a quella finale) che facilitano l'immedesimazione dello spettatore e tengono alto il ritmo. Notevole inoltre il lavoro di messa in scena: la macchina da presa segue i personaggi nella loro quotidianità, spesso vicino ai loro volti; altre volte li mostra a distanza dal ciglio della porta o inserendo un elemento di disturbo nell'inquadratura. Modi di veicolare il senso di angoscia e oppressione non tramite educativi e artificiosi dialoghi, ma tramite il linguaggio proprio del Cinema. Scelte perfette per far passare con naturalezza e efficacia il "messaggio" che il film intende lasciare.